Korg MS-10 e Doepfer Dark Energy: Smanettare che Passione

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Nel contesto di EFOG 03, serata organizzata dalla label Electronic Fog in collaborazione con 51beats al CSO Pedro (PD), si svolgerà un nuovo incontro del 51beatsLAB con tema: “Analogico vintage o nuovo? Un breve approfondimento sui monosynth analogici degli anni ’80 e sulle loro riproposizioni attuali”.

Episodio #2: Korg MS-10 vs Doepfer Dark Energy

Altra sfida interessante. Qui mireremo soprattutto a trovare il suono più “fat” per dei synth destinati a soddisfare i palati degli estimatori della cd. “bass music”. Entrambi i synth hanno sicuramente una architettura più complessa dei precedenti SH-101 e Minibrute.
Si tratta infatti di synth semi-modulari con possibilità di patches esterne. Entrambi sono comunque monofonici.
L’MS-10 è nato nel 1978, il Dark Energy nel 2009.
L’MS-10 colpisce innanzitutto visivamente, con la sua tastiera da due ottave e mezzo e il suo pannello alto e verticale, contenente 20 controlli rotatori sulla sinistra e 16 ingressi jack sulla destra e per la sensazione di robustezza che traspira: nonostante l’anno di costruzione, i modelli che si trovano in giro sono in genere immuni da difetti.
C’è un solo oscillatore (è questa la più importante differenza con il fratello maggiore Korg MS-20 che invece ne ha due) con quatto ottave selezionabili e un potenziometro per il fine-tuning. Le forme d’onda dell’oscillatore sono 3: triangolare, dente di sega e quadra (con ampia pulse width modulation), oltre al noise.
Il filtro è un 12dB per ottava con un’incredibile capacità di self-oscillation. È il caso di spendere due parole in più sul filtro: aprire la resonance è una vera goduria. Pochi altri sintetizzatori riescono ad “urlare” come l’MS-10. I movimenti del filtro Korg hanno ispirato intere generazioni di produttori di bass music e generi affini.
Poi è presente un basico inviluppo ADSR, con l’aggiunta del potenziometro hold, che simula la pressione continua di una nota sulla tastiera (ovvero: entrambe le mani libere per le manopole).
La modulazione di frequenza ha una capacità spaventosa, passando da interminabili rampe crescenti e decrescenti a impulsi velocissimi nel tempo.
Da un lato questa grande capacità di variazione è molto funzionale alla creazione di effetti sonori diversissimi, dall’altro rende spesso difficile la calibrazione del potenziometro su un parametro medio, dato che, un minimo movimento, provoca variazioni molto udibili.
Abbiamo detto che sul lato destro del pannello ci sono le connessioni jack, cioè la parte modulare del synth.
Le sorgenti disponibili sono l’LFO, la copia negativa delle impostazioni di ADSR e una sorgente sonora di noise (white o pink).
Gli ingressi sono invece la frequenza e il pulse-width del VCO, il cutoff per il VCF e il gain per il VCA (che permette di simulare un tremolo molto old-school).
Quindii ci sono gli ingressi e le uscite per CV e gate che permetto il controllo del synth da macchine esterne, ma attenzione: la Korg utilizza la connessione Hz/V e S-trig, diversa da quella Roland. Sarà necessario un convertitore per collegare, ad esempio, un MS-10 all’SH-101.
Quando si parla di modulari le descrizioni sono sempre riduttive. Molto fanno i tentativi di connessione e la sperimentazione dei suoni.
All’appuntamento del 51beatsLAB il 17 gennaio al CSO Pedro avremo sicuramente tempo per sentirci i nuovi Kraftwerk.
Rispetto al suono, abbiamo detto come la capacità di self-oscillation del filtro sia davvero unica e renda questo synth adatto a creare i tipici bassoni risonanti che fanno vibrare il petto.
Questo è un synth da “smanettare” proprio perchè ogni piccola variazione dei potenziometri crea forti emozioni. Suonandolo capita spesso di sentire l’esigenza di avere una terza mano, una per suonare la tastiera e due da mettere sulle manopole.
Chiederemo a Darwin cosa ne pensa. Il prezzo attualmente si aggira sui 500 Euro, non poco ma neanche tantissimo rispetto ad altre macchine coeve decisamente sopravvalutate.

Passiamo ora ad analizzare il Dark Energy, piccolo monosynth di casa Doepfer.
Un cubetto di ridottissime dimensioni con molte possibilità di collegamento esterno, che ricorda, soprattutto dopo aver collegato un po’ di cavetti, le innocue bombe ad orologeria dei film di 007.
Il Dark Energy nasce nel 2012, dopo che la casa produttrice tedesca aveva sviluppato un notevole know-how nell’ambito dei synth modulari, lanciando il formato Eurorack.
Il Dark Energy è un synth completamente analogico, ad eccezione della presenza delle connessioni MIDI e USB, senz’altro comode e utili per collegarlo al vostro sequencer preferito.
L’architettura del synth è semplice: un oscillatore, un filtro passa basso, un generatore di inviluppo ADSR e due LFO. Tutto è però reso più complesso ed interessante da un buon numero di punti di connessione via patch esterne o switch interni, che permettono di fraternizzare con il mondo dei modulari.
Il cuore del synth è il chip Curtis, che si trovava anche in synth anni ’80 della Sequential Circuits (Multitrack e Sixtrack).
Qui però le potenzialità dell’oscillatore sono sfruttare all’estremo: i synth SCI degli ’80 non avevano sicuramente tutto l’acido in corpo che si trova nel Dark Energy.
La caratteristica più importante di questo synth è proprio la possibilità di portare all’estremo ogni singolo parametro, questo lo rende molto adatto alla creazione di effetti e sweep unici, glitch estremi e acidissimi, ma anche a super bassi stile Korg.
Prendiamo ad esempio gli LFO, che si rivelano in breve tempo il vero punto di forza del synth, gli switch posti di fianco alle manopole ne cambiano drasticamente l’intensità di oscillazione, questo significa innanzitutto la possibilità di passare tra valori diversissimi di velocità dell’LFO ma soprattutto di farlo in brevissimo tempo, semplicemente spostando una levetta.
Ora, immaginate di spostare due switch contemporaneamente e intanto roteare anche uno o più dei 16 knob. Manca una mano, come al solito!
La selezione di forme d’onda del VCO è abbastanza stravagante. Uno switch offre la scelta tra triangolare, dente di sega o off.
Per ottenere un’onda quadra occorre utilizzare la pulse witdh modulation e portarla all’estremo: il suono che si ottiene è però veramente caldo e potente sul basso. A differenza di altri synth, nella sezione VCO del Dark Energy è presente anche un waveshaper per modificare le caratteristiche della forma d’onda selezionata. Concludiamo la nostra breve analisi con il VCA. Da notare il controllo di guadagno iniziale: un parametro simile si trova sull’ARP Odissey.
E’ possibile controllare il VCA, come comunemente avviene, tramite ADSR ma con uno switch è possibile contollarlo anche dall’LFO, per creare tipici effetti di “ribollimento”. Il Dark Energy si trova usato sulle 300 euro.

La sfida tra questi due synth sarà all’ultimo smanettamento. Ci renderemo conto immediatamente di come la vera particolarità di entrambi sia la grande capacità di modulazione, capace di portare ogni suono all’estremo. Oltretutto, dato che saremo in tanti, avremo tante mani da poter utilizzare.

 “51beatsLAB” è un’esperienza interattiva a metà strada tra lo studio di sperimentazione e l’allestimento di mini-live stage dove i partecipanti vengono coinvolti in modo diretto, in un contesto rilassato ed informale ma professionale allo stesso tempo, per una piena interazione tra artisti esperti, avventori, improvvisatori e macchine.

QUANDO: 17 gennaio 2015, dalle 18:00 alle 21:00.
DOVE: CSO Pedro, Via Ticino 5, Padova.
MODALITA’: INCONTRO GRATUITO (indispensabile l’iscrizione attraverso la compilazione del form: http://www.electronicfog.net/event/efog03 ) – affrettatevi! pochi posti ancora disponibili.

Evento FB: https://www.facebook.com/events/1514530902157210/?fref=ts

51beatsLAB

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