Sesso, Dj & Videotape

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Ammettiamolo: dopo aver visto il gentil sesso cavarsela egregiamente in molte passioni tipicamente maschili, dai motori al calcio, eravamo in qualche modo sicuri che almeno il mondo del djing con il suo elevatissimo tasso di nerdismo e pesanti borse di vinili polverosi manicure-repellenti, sarebbe rimasto l’ultima roccaforte della virilità.
Ci sbagliavamo.
Le ragazze hanno dimostrato nel corso del tempo una passione sempre maggiore verso l’altro lato della consolle, ed alcune di loro sono diventate punti di riferimento rispettate da tutti.
Vogliamo fare qualche nome? Beh, il primo da citare è senz’altro quello di Miss Djax: attiva dal 1989 la Dj olandese, considerata la regina dell’hard sound, oltre ad essere dotata di un grande talento ai piatti fonda la Djax Records, una delle migliori label techno di sempre, con cui hanno collaborato personaggi di spicco come Claude Young, Armando, Acid Junkies, Alan Oldham, Dj Rush e Felix Da Housecat.
Al di là dell’oceano in casa di Derrick May e compagni, Kelli Hand negli anni ’90 deteneva lo scettro di miglior produttrice house e techno.
Di sicuro va ricordata l’inglese Dj Kemistry (scomparsa in un incidente stradale nel 1999) che, assieme all’amica Storm, era ai vertici della scena drum and bass.
In Italia è obbligatorio rendere omaggio alla mitica Simona Faraone sacerdotessa del suono della Motor City.
Con l’arrivo del nuovo millennio trovare sul flyer un nome femminile, anche ad alto livello, è diventato una costante: Miss Kittin, Cassy, Steffi, Magda, Dinky, Chloè, Estroe, Anja Schneider, Ellen Allien, Sonique, Monika Kruse…
Nonostante tutta questa abbondanza però la parità sessuale non si è mai assestata del tutto perchè ancora oggi il pubblico è composto in prevalenza da uomini, e di conseguenza la Dj donna è considerata un’attrazione particolare.
Negli ambienti più commerciali si assiste agli spettacoli degradanti delle topless Dj, dove al vinile si preferisce il silicone, mentre in quelli per così dire underground si rivendono ex pornostar come brillanti pensatrici e si  creano casi come quello di Nina Kraviz.
La bella siberiana, protagonista di una veloce ascesa nel gotha dei metti-dischi, si è sfogata sulla sua pagina Facebook per le critiche ricevute a causa della video intervista rilasciata a Resident Advisor in cui veniva ripresa nella vasca da bagno di un hotel.

Se la prende principalmente con il collega Maceo Plex, reo di accusarla apertamente di essere una sex-seller, rinfacciandogli la banalità della sua musica, e sostenendo che se quel video l’avesse girato un maschio non si sarebbe gridato allo scandalo.
Se c’è una cosa chiara come il sole fin dai tempi di Elvis è che l’eccitazione sessuale è la base del successo Pop, l’ormone su di giri fa comprare qualsiasi strimpellata.
Come dicevamo poc’anzi il mondo della dance è popolato soprattutto da uomini ed è quindi ovvio che una modella ricoperta di sole bolle di sapone catalizzi su di sè tutta l’attenzione possibile.
Chi ha realmente capito come stanno le cose è il buon Greg Wilson che, dall’alto della sua saggezza, descrive in un articolo la Kraviz come una ragazza consapevole dei propri mezzi sia artistici che estetici padrona del suo marketing.
Tuttavia lei non ci sta a giocare la parte della calcolatrice e, ancora una volta sul social network, solleva un polverone che le porterà ancora più pubblicità e schiere di fan innamorati.
Da parte nostra le chiediamo gentilemente di non esagerare con il ruolo della casta e pura (Since when, guys? Please don’t put me in your marketing box. I don’t even have a manager. I refused them all. I do what I wanna do. And actually I am the most well behaved dj ever.) che si stupisce a sentirsi domandare del suo esser femmina e non dell’evoluzione dell’acid techno, perchè altrimenti a voler esser cattivi potremmo chiedere conto delle sue pose in Ghetto Kraviz, del fatto che non è la prima volta che posa senza veli o di quanto aiuti essere fidanzata con uno dei Dj più importanti del panorama internazionale.
Fa quasi tenerezza quando afferma You can’t control artist and their creativity visto che la mancanza di originalità e varietà è il più grande difetto della sua produzione da sfilata. Quanto al Sexism and all similar bullshit must die. And the first step to it is to let artists be who they are regardless of their gender, skin color, sexual orientation ect.. assolutamente d’accordo, ma forse nessuno le ha mai spiegato che a differenza dell’hip hop o del metal in cui regna lo stereotipo machista nella dance la diversità è sempre stata la norma and this is fresh.

Federico Spadavecchia

 

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