Kuedo “Severant” (Planet Mu)

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Tra le tante stelle che hanno illuminato la costellazione dubstep una delle più brillanti e misteriose è quella dei Vex’d.
Progetto che ha sempre fatto storia a sè pubblica nel 2005 l’album Degenerate, pietra miliare dell’evoluzione del genere, che, con le sue cupe trame industrial e gotiche, ha dato il via al lato techno e hard della scena.
Eppure Jamie e Roly non si sono mai sentiti parte integrante di questa, tanto che, all’incirca un anno dopo, decidono di prendere strade diverse e, soltanto per la grande insistenza dei fans, danno alle stampe nel 2010 il vangelisiano Cloud Seed, una raccolta di materiale inedito di cinque anni prima.
Gli anni scorrono e mentre Roly si allontana sensibilmente dal dancefloor e dagli iperbassi, l’ex socio, ribattezzatosi Jamie Vex’d, diventa uno dei Dj più richiesti nei clubs e nei festivals di mezzo mondo, portando sul palco un sound da cimitero digitale (dove vanno a morire i Transformers); anche la sua attività di remixer è molto proficua e di prima qualità.
Oggi però, anche se sempre con la benedizione di Sua Santità Planet Mu, è giunto il momento di una nuova epifania per Jamie che si trasforma in Kuedo.
Severant segna lo stacco definitivo con un passato vissuto nell’oscurità, largo quindi a colorati synth anni ‘80, che, come lo stesso autore racconta a Luca Galli sul nuovo numero di Blow Up, sono evocativi di un futurismo serio e romantico.
La melodia è infatti la grande protagonista del disco che quasi oscura l’altrettanto altissimo livello della sezione ritmica, la quale è quanto di più moderno ci possa essere: un concentrato di tutte le tendenze post, che vanno dal footwork al coke rap, su cui svetta imperiosa la classica batteria elettronica Roland TR 808.
Ciò che resta immutato dai tempi di Vex’d è quell’andamento da soundtrack, che tuttavia adesso dipinge i festeggiamenti per la caduta dell’Impero e non più le drammatiche fasi della battaglia.
Malinconia e luce sono gli elementi che più di ogni altro l’artista inglese vuole evocare rielaborando le teorie del suo maestro spirituale Vangelis.
Ecco allora canzoni che in meno di 5 minuti sprigionano tutta la loro forza, dirette come ormai il Pop non sa più essere (meno sound design e più sentimento), lasciandoti addosso quella sensazione di torpore da sogno ad occhi aperti tipica della primavera.
All’apice della retromania e ipnagogia Kuedo non perde tempo a rimpiangere gli anni in cui sognavamo di cyborg e macchine volanti, ma libera la fantasia dal rigore tecno/logico perchè possa divenire autostrada per il futuro.

Federico Spadavecchia

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