Bloc Weekend ’11

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Dopo aver preso droghe molto buone c’è questo sentimento che tutto stia collimando perfettamente, stai sentendo della grande musica, stai ballando, hai questo feeling fantastico, e ti sembra che questo possa durare per sempre, ti auguri che la tua vita possa essere sempre così. Bobby Gillespie (Primal Scream)

Il giorno che mi mettero’ a fare musica pensando ai soldi….quello sara’ il giorno del mio fallimento come artista vero. Renato Figoli

Cinque edizioni sono la maggiore età per un festival, la consapevolezza di essere ormai diventati un qualcosa di più che un modo alternativo di spassarsela con gli amici nel weekend.
Il Bloc Weekend nei suoi cinque anni di vita ha rivoluzionato il concetto di rave e della sua fruizione portando per tre giorni all’interno del Butlins resort di Minehead il meglio che la scena elettronica da club possa offrire.
I ragazzi del Bloc per tutte le precedenti edizioni sono sempre riusciti a superarsi e questa volta sarebbe stata quella determinante per assurgere all’Olimpo dei festival, quindi capirete quanto il rischio di finire vittima della troppa fama fosse alto.
Ed invece tutto è andato per il meglio nonostante le troppe richieste che hanno messo ko il sito delle prenotazioni e le difficoltà di un viaggio che senza più la possibilità di atterrare a Bristol ci ha impegnato per una buona giornata.
Dalle 16 fino alle 10 mattino, è questa la durata dei party di venerdì e sabato mentre la domenica culminerà all’una e mezza con la cerimonia di chiusura.
La prima serata la dedichiamo all’Uk Bass sotto la bandiera Subloaded dove assistiamo al trionfo della vecchia scuola dubstep con un Pinch più profondo dell’Ottobre Rosso ed un Mala esplosivo. Ottimi anche la nuova leva Gemmy ed un sorprendente Loefah che messa da parte la sua caratteristica atmosfera narcolettica butta sul piatto rimandi all’acid house per una pista in delirio.
Il set di Untold ci introduce ai Magnetic Man che confermano quanto già avevamo visto: Benga, Skream ed Artwork confezionano un prodotto perfetto per le major discografiche e per chiunque sia troppo indiefighetto da non voler appannare le proprie lenti quadrate con una sana sudata sul dancefloor o farsi spettinare dai woofers. E comunque meglio soli che male accompagnati.
Stesso palco ma attitudine completamente diversa per uno dei padri del suono Techno europeo: Mark Bell alias LFO.
Dimenticatevi i suoi album su Warp, di cui viene eseguita la sola Frequencies, perchè ora il sound è granitico, aggressivo, e fa sanguinare persino i Funktion One.
Ramadanman, invece, continua la strada della contaminazione ma rimane chiuso nel loop della nuhouse che ne smorza l’entusiasmo.
Prima di andare a dormire rendiamo il giusto omaggio a Dj Pete simbolo della Basic Channel berlinese e status quo della Techno. Con lui per magia vinili all’apparenza diversissimi tra loro si fondono insieme naturalmente e sopra il klang oscuro dell’industrializzazione i riverberi originano melodie celestiali.
Il sabato è la celebrazione degli anni ’90 a partire da quanto proposto dalla I love Acid Crew
nell’igloo Ableton. Luke Vibert scalda la Tb 303 che diventa euforica e bizzosa quando al comando sale Ceephax.
Andy ha seri problemi di sincronizzazione degli strumenti (tutto hardware analogico nemmeno un pc usato a mo di sequencer) così pur incazzato nero prende ad improvvisare con ciò che funziona in quel momento. Tanta qualità ed ironia fanno sì che la festa decolli!!
E’ quindi il turno di un’altra leggenda made in Uk, Mark Archer, costretto per motivi legali ad esibirsi sotto le mentite spoglie di Mark II anzichè con il celebere moniker di Altern8. Primo disco: Human ResourceDominator“, ultimo The ProdigyOuter Space“, indovinate l’inferno che c’è stato in mezzo!!
mark II
Calmiamo i bollenti spiriti con il poetico live dei Dopplereffekt, malinconici Kraftwerk post capitalismo.
Chissà cosa starà pensando Alva Noto nel vedere una massa di giovani scatenarsi sui suoi ritmi impossibili di norma riservati al composto pubblico delle gallerie d’avanguardia?
La bellezza del beat in sè, godere dello sfrigolio di un oscillatore, avere la sensazione di poter toccare le particelle di cui sono fatte tutte le cose. Minimale nelle frequenze ma non nel concetto.
Four Tet è ormai un’amante della pista da ballo e il suo live rasenta quasi la prog house.
Finalmente è giunto il momento del main event che tutti aspettavano con ansia: Aphex Twin is in da house!!!
Ancora una volta la old school dimostra la sua grandezza con Richard che spazia da atmosfere pestilenziali ed acide a scosse di iper basso con incursioni nella Techno.
Inchinatevi davanti a colui che può suonare e produrre qualsiasi genere!!! Se poi ci facesse la cortesia di un nuovo album gliene saremmo infinitamente grati!!!
bloc people
Il figlio preferito di Odino, Venetian Snares, ci suona la ninnanna alla velocità del suono con un djset a base dei suoi ultimi album Filth e My so called life.
Il pomeriggio della domenica lo dedichiamo ai giovani talenti. Boxcutter, che anzi ormai va considerato artista pluriaffermato, ci fa saltare con un mix di dubstep, idm ed house.
Peccato che abbian deciso di tenere aperte, oltre al main stage, soltanto le salette secondarie e la tenda di Ableton cosatringendo a lunghe code e in alcuni casi a sentire la musica da fuori come puntualmente successo per l’ottimo Global Goon ed il classic acid set di A Guy Called Gerald.
Luke Abbot fa vedere chi comanda in Border Community ben conigugando l’idm con la dimensione onirica dell’etichetta di James Holden.
Lone dal canto suo si presenta con un inaspettato djset a dimostrazione di essere ormai pronto per la Rephlex.
Tecnica grezza in stile americano e voglia di uscire dagli schemi per Kyle Hall, astro nascente from Detroit, che si cimenta con techno, house e dubstep con la folla che grida il suo nome.
La festa è quasi finita rimane ancora un’ultima pratica da archiviare: lo show L.B.S. di Laurent Garnier.
Garnier non suona musica ma infonde le emozioni che vorremmo sempre provare, quel senso di pace e di fratellanza per cui non sei più un singolo perso nell’universo ma fai parte di un qualcosa di più comoplesso con un grande cuore pulsante.
In un ibrido di live e djset l’artista francese passa dal fare il Dj a fare il direttore d’orchestra e quando il pubblico lo implora per un ultimo disco esegue dal vivo una traccia di ben mezz’ora, in cui per i primi venticinque accumula tutta la tensione per poi risfogarla sul dancefloor come una cascata emozionale.
Mesi di preparazione all’evento e poi tre giorni che bruciano intensi e veloci come un fiammifero che per pochi attimi ha illuminato la strada da seguire.

Federico Spadavecchia

Bloc Video by Sunny Das:

BLOC. 2011 from Sunny Das on Vimeo.

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