Nuits Sonores ’10

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Lione non dista molto dall’Italia, giusto un tre ore e mezza da Torino, un’ora in più da Milano e quasi una vita dalla mia bella Zena che mi costringe a prendere treni improbabili ad orari impossibili.

Anyway anche questa volta più di trenitalia (ed un tentativo di farci trascorrere il mercoledì sera nella sconosciuta Rivalta Scrivia) potè la passione, e così eccoci insieme a Simone KK a correre lungo i binari della stazione centrale che non sono neanche le sette del mattino, ma giusti giusti per salire a bordo del TGV, destinazione Nuits Sonores dove ci aspetta il resto della compagnia (un grande abbraccio a Gandalf, Antonella, l’architetto Z, Melkio & Yuri con relative signore, Mauro e Roby con tutta la mitica Techno INPS genovese).

Les Nuits Sonores è il festival di musica elettronica più importante di Francia e quest’anno è alla sua ottava edizione.
Come struttura ricorda molto da vicino il Club to Club: da mercoledì a domenica vengono organizzati una serie di eventi diurni e nottorni sparsi in giro per la città coinvolgendo non soltanto le discoteche ma anche warehouse e luoghi non convenzionali.

Proprio da uno di questi ultimi comincia la nostra avventura nella terra di Asterix; il palazzo della Borsa è un’elegante costruzione in pieno centro che sotto i soffitti preziosamente affrescati ospita webradio, punti informativi e workshops per case discografiche e produttori di strumenti musicali. All’esterno, invece, la piazzatta è diventata un dancefloor e tutti ballano rilassati godendosi i tenui raggi solari di un maggio travestito da novembre.

Dopo una cena frugale a base di agnolotti al burro ben innaffiata di grignolino optiamo per la serata all’Ambassade, un microscopico disco lounge che propone gratis niente di meno che Carl Craig!!

Naturalmente pur arrivando molto presto al locale c’è già una fila lunghissima, ma grazie agli agganci giusti del Gandalf (guida fondamentale di quest’avventura) riusciamo ad entrare subito.

Le prime due ore però sono una TRAGEDIA!!! Il club, ad esser genorosi da 60 persone, ne ha fatte entrare 150 e l’aria era di conseguenza irrespirabile e di ballare neanche a parlarne!

Fortuna, e tenacia, vuole che all’una e mezza quando inizia il Dj americano in molti decidono di averne abbastanza e vanno via permettondoci di fare quattro salti.

Craig, per di più, ci spiazza con due ore di scudisciate made in Detroit e donandoci perle come Gina X e la super classica Jaguar.

Il venerdì lo dedichiamo a fare i turisti. Lione con i suoi 100.000 studenti universitari è la città più giovane che abbia mai visitato e, pur essendo per estensione la seconda subito dietro a Parigi, ha un centro storico relativamente piccolo e girabile a piedi.

Finalmente siamo pronti al primo round delle Nuits Sonores nella sua sede principale ai magazzini generali, un complesso di capannoni industriali in smantellamento nella zona di Perrache.

Attrazione numero uno della festa è lo show di Laurent Garnier che insieme al fido Scan X percuote un dancefloor infuocato in un’inedita veste rave alternando dj set a performance live con tanto di synth analogici.
L’unica pausa che ci concediamo è per assistere al concerto degli UNKLE di James Lavelle, in versione Bono Vox Zooropa, oramai divenuti definitivamente una rockband dominata dalle chitarre.

Chiudiamo squadrando l’alba a colpi di cassa con i residents del Berghain: Marcell Dettmann e Ben Klock, che, lontani dal club berlinese, fatico a comprendere trovando la loro dub techno marziale troppo monotona e fuori contesto.

E’ sabato ed il giorno del Body & Soul, il grande evento per cui abbiamo affrontato questo viaggio.

Alle piscine di Lione, un complesso massiccio in cemento lungo il fiume che fa tanto Ostalgie sono stati invitati, per un evento unico in Europa, Francois Kevorkian, Joaquin Claussel e Danny Krivit.

I tre tenori della scena house della Grande Mela dalla metà degli anni ‘90 sonorizzano le domeniche pomeriggio a Tribeca con una performance corale che va ben oltre il mero back to back.

In quasi otto ore di set l’house viene sezionata ed esplorata in ogni sua parte: dalle origini funk e disco, alla gospel house (ad un certo punto mi aspettavo apparisse Sister Act…), al newyorican soul ma soprattutto strumenti suonati e non loops!!!

La formazione tipo vede Francois al comando di Tracktor a gestire la scaletta e il sound design mentre Claussel e Krivit si alternano al mixer (rigorosamente a manopole).

Se Krivit preferisce un approccio più fisico al dancefloor, Joe si pone al pubblico come un prete del ghetto che incita i fedeli alla domenica, con lo sguardo spiritato sembra che la musica passi attraverso il suo corpo prima di finire nel mixer e quindi nelle casse. Il Dj di colore, inoltre, manovra canali ed equalizzazioni con una tale precisione da rendere chiaro a tutti che lui non è che conosce a memoria le canzoni, no lui le possiede!!!

Ecco in uno show del genere Tracktor libera le sue vere potenzialità perchè tenere i dischi a tempo è solo una minima parte di un set che prevede che tutti i brani utilizzati vengano remixati sul momento creando così nuovi inediti edits.

Con Claussel al comando, sempre sotto l’attenta e severa supervisione di Messieur K, c’è spazio solo per abbracci e sorrisi a beneficio di una platea molto più adulta rispetto al rave notturno.

E a proposito di signori di una certa età la serata si apre con il concerto dei Gang of Four, storica band americana, ancora capace di fare casino.

Nella mia strada per Dixon mi imbatto in Rustie e il suo ormai solito set tra electro, dubstep e techno anni ‘90 su cui il pubblico ben si scatena.

Il boss della Innervisions, invece, ci stupisce e anzichè proporre un prevedibile set nuhouse condito di jazz e deep, la mette sul viaggioso facendoci ballare a venti centimetri da terra.

Il suo finale con uno special rmx di Kill100 degli Xpress2 ci manda definitivamente in orbita!

Prende quindi in mano le redini del gioco Seth Troxler, giovane promessa di Detroit (quando nasci nella Motor City hai già fatto metà del lavoro…) capace di mettere d’accordo mainstream ed underground, che sfodera un set in progressione partendo da suoni scarni e minimali fino a crescere sempre di più per impatto e costruzione dei pezzi. La chiosa, all’ultimo disco, The Light 3000 di Schneider TM, vale a dire la cover di There is a light that never goes out degli Smiths; a stento tratteniamo i lacrimoni.

Ultimo dj set del festival: Agoria.

All’idolo di casa il difficile compito di chiudere le danze; qualcuno lo definisce già come il delfino di Laurent Garnier ma per me siamo ancora ben lontani da quei livelli d’eccellenza mancandogli ancora tutta la parte teatrale e concettuale.
Il suo è comunque un set energico e strepitoso mostrando un’ottima tecnica coi cdj. Su Les Violons ivres scorrono i titoli di coda e sull’ultimissimo disco scatta il delirio dei ravers più navigati…è Go di Moby!!!

In conclusione queste Nuits Sonores sono state una bella novità per noi amanti della pista da ballo e ci han permesso di vedere performance, come appunto il Body & Soul, uniche nel loro genere e rarissime qui in Europa.

Tuttavia c’è da sottolineare la disparità di organizzazione tra gli eventi pomeridiani e quelli notturni, con i primi meglio impostati e gestiti a fruizione di un pubblico più maturo, mentre i secondi, chiaramente per la massa, richiamavano da vicino i festival tedeschi in stile Time Warp, ma con l’aggravante di non aver gestito bene i palchi (Garnier e UNKLE dovevano esibirsi a sale invertite vista la quantità di gente accorsa per il parigino) e gli spazi di accesso (code interminabili all’entrata che si trasformavano in un’ammucchiata generale).

Inoltre gli impianti non erano potenti come avrebbero dovuto essere, in altre parole: mettetela come volete ma senza Funktion One si fa poca strada!!!

In tutta onestà se il festival si fosse tenuto in una città poco attraente come ad esempio Eindhoven difficilmente sarei andato.

E’ l’alba di un maggio che poteva essere tranquillamente novembre e voglio solo riposare qualche ora prima di rimettermi in viaggio verso casa.

Federico Spadavecchia

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