Nature One ’07

0
1120

Ed eccoci qui al mare con Agosto iniziato da un pezzo e la paranoia di Settembre che piano piano si fa strada nei nostri oziosi pomeriggi vacanzieri. A questo punto, prima di ritrovarsi a svuotare il frigo in preda ai sintomi di una depressione da appartenenza ad una società tecnologicamente e stressatamente avanzata, occorre mettere su un bel disco e stimolare pensieri positivi.

Quale occasione migliore di questa seduta di autoanalisi allora per raccontarvi del Nature One?

Il festival tedesco che si tiene a Kastellaun, un paio d’ore di macchina da Francoforte, è da sempre l’Araldo della bella stagione: con il suo potentissimo impianto e i suoi raggi di luce, che paiono lanterne per moderni viaggiatori dello spazio, ci annuncia con forza che è giunto il momento di abbandonare uffici e città per dedicarsi al tanto agognato divertimento estivo.

L’evento comnincia ufficialmente il primo venerdì di Agosto per concludersi alla mattina della domenica; la location, estremamente suggestiva, è una base militare ormai in disuso con tanto di torre di controllo, colline bunker e recinzioni con filo spinato tutto intorno al perimetro.

Milano, ore 03.00 di un desertico sabato mattina, una FIAT Tipo del 1990 attraversa il capoluogo lombardo a gran velocità; a bordo, come sempre, il mitico Simone KK in compagnia del sottoscritto diretti a prendere il pulman per l’aeroporto di Orio al Serio.

Dopo un’attenta consultazione della Line Up del mega rave, nonché delle previsioni meteo, abbiamo infatti scelto di partecipare soltanto alla serata finale, anche se questo è significato perdersi uno, a quanto ci è stato riferito, strepitoso Jeff Mills, il live di Rob Acid e quello di Jacek Sinkievic, il migliore degli artisti Cocoon presenti.

L’arrivo ad Han avviene puntualmente in prima mattinata, e dopo un’abbondante colazione che ci permette di programmare con tutta calma la scaletta della serata, di comune accordo decidiamo di prendere il bus per la vicina Koblenz, città famosa per l’incrocio tra il Mosella e il Reno, per fare una piccola gita e riposarci in vista della lunga notte che ci attende.

Ora, è inutile che vi stia a descrivere quanto si stato piacevole trascorrere il tempo libero in questa graziosa cittadina dalle vie del centro da cartolina, le piazze dove gustare una buona birra (pagandola la metà che in Italia) seduti ad un tavolino all’aperto, o i prati in riva al Mosella dove poter sonnecchiare placidamente all’ombra degli alberi, ma se vi dovesse capitare di passare da quelle parti, beh, sappiate che a Koblenz potrete passare qualche ora veramente piacevole.

Ormai si son fatte le sette e mezza ed è quindi il momento di prendere il bus che ci porterà direttamente alla festa. Il viaggio dura circa un’ora, e la nostra fermata è prorpio davanti all’entrata della base…cazzo è così austera che sembra un campo di concentramento!!!

In realtà c’è ancora da fare un bel pezzo di strada a piedi, bisogna infatti costeggiare quella sorta di intricato manicomio che è il campeggio del Nature, dove chi arriva si affretta a montare il proprio soundsystem prima ancora della tenda. Genere musicale proposto: rigorosamente Hardcore!!

E finalmente l’entrata definitiva con lunghissimi tubi gonfiati d’aria ad indicare l’ingresso, e subito oltre le barriere le immancabili bancarelle a fornire tutti gli accessori del perfetto raver.

Posati in fretta gli zaini al guardaroba, impugnamo la line up e ci dirigiamo alla nostra prima tappa; in un tendone da circo, montato così bene da non far rimpiangere un club, sale in consolle Barem.

Il giovane talento della nuova scena minimal argentina propone un live perfetto per l’inizio serata: cassa dal passo deciso, percussioni dinamiche, il tutto grazie a Dio senza alcun accenno alle solite melodie in stile M_nus che ormai hanno saturato il mercato. Finalmente ascolto un giovane produttore che non si crede di essere Richie Hawtin o Luciano solo perché in possesso di un laptop e una versione craccata di Ableton Live.

Il tempo di muovere i primi passi e bere una RedBull che è già ora di cambiare sala, sono le 22.00 e nel palco all’aperto n°2, Terminal Classic, ci attende il dj set di Afrika Islam.

Il gro(a)sso Dj di L.A. ben rappresenta il clichè dei B-boys della West Coast, con tanto di catenazza d’oro alla Mr. T ecanotta da basket. Conosciuto anche come Mr. X (ricordate il duo Mr.X e Mr.Y in compagnia di Westabam?), fa parte del circuito Low Spirit e questa sera ha scelto di proporre alla pista un viaggio nella musica elettronica dalla seconda parte degli anni ’90 ad oggi.

Per me si tratta di un bizzarro viaggio nel tempo, come se qualcuno mi avesse lanciato a bordo della De Lorean a 88 miglia all’ora contro il 1997. Protetto dalle grosse lenti scure dei miei occhiali da sole d’ordinanza rivedo gli anni del liceo, i miei compagni rockettari, le estati passate a Londra cercando di capire cosa diavolo fosse l’acid house, la DeeJay Parade (in quel momento è sul piatto Beachball di Nalin & Kane), il mio primo viaggio a Berlino…Afrika Islam mi sta facendo un regalo enorme suonando il disco che è stato la colonna sonora di quello strambo viaggio scolastico (terminato al Tresor.…): Members of Mayday “10 in 01” Paul van Dyk remix!!!

Fuori ci sono meno di 20 gradi ma sto sudando da quanto ballo velocemente mentre i vinili (perché il nostro eroe suona esclusivamente quelli e con una tecnica da far paura..) non rimangono sul giradischi per più di due minuti l’uno. Tuttavia dopo un’ora abbondante la qualità del set pare essere in caduta libera, più si avvicina ai giorni nostri più i pezzi sono commerciali…

Fortunatamente l’orologio impone il nuovo cambio: bisogna tornare al tendone per i Wighnomy bros.

Sinceramente non ho più parole per descrivere l’ottimo lavoro portato avanti da Robag Wruhme e Monkey Maffia con le loro sonorità post minimal e IDM ad alto contagio emotivo; in un anno circa li ho sentiti per ben 3 volte in altrettanti Paesi e situazioni, e MAI hanno deluso le mie aspettative.

E puntualmente anche stavolta seguono il loro personalissimo copione: tirano su l’atmosfera con suoni più classici e poi partono a sperimentare ritmiche che soltanto loro riescono a mixare.

Alla fine del set riusciamo ad incontrarli e a scambiare qualche battuta: sono davvero simpatici e ci ripromettiamo di incontrarci al Green and Blue a Settembre. Adessso è tempo di andare al main stage per la leggenda Carl Cox! (anche perché qui c’è da scappar via dalle grinfie di un tamarrissimo Boris Dlugosh che scimmiotta Simiam Mobile Disco)

Ad attendere il Big, in tutti i sensi, Dj c’è una folla oceanica e per riuscire non solo a respirare ma anche a goderci i giochi laser ci arrampichiamo in cima ad una delle colline bunker, al cui interno c’è la sala Tresor.

Carl da in pasto al pubblico groove tosti ricchi di ripartenze tenendo fermo il piede sull’accelleratore…peccato però che non cambi mai marcia perché dopo un po’ il set diventa davvero monotono, e quello che sulla carta doveva essere il piatto forte della serata assume quasi l’odore di una minestra riscaldata…

Il successivo punto di controllo è la tenda Cocoon per il live degli Extrawelt, senza infamia e senza lode, ma soprattutto per incontrare gli altri amici presenti.

La capanna dello zio Sven è una delle più piccole ma allo stesso tempo una delle più calde con la gente teletrasportata come per magia sulle spiagge di Ibiza…

Dopo aver fatto un po’ di foto e chiacchere con gli amici ci accingiamo a tornare al main stage per il live dell’erede designato dei Kraftwerk: Anthony Rother.

Durante la strada che ci separa dal palco esterno ci capita di passare di fianco alla sala schranz dove Chris Liebing sta finendo il suo set; sarebbero molte le cose da dire su questo artista capace di portare alla ribalta un genere sempre vissuto nell’underground, che per me ha rappresentato quello che per i rockers sono stati i Sex Pistols, Chris Liebing con i suoi beats scarni ed i suoi grooves roventi è stato il mio Punk! Ed è davvero brutto dover constatare come oggi abbia perso ogni barlume di creatività, e se Johnny Rotten fa bella mostra di sé ai reality della TV inglese, al povero Chris non pare essere rimasto altro che accodarsi in qualche modo al lunghissimo carrozzone minimal, anche se per il nome che porta viene poi buttato in mezzo alla mischia di ragazzini ribelli che han modellato la schranz come una nuova hardcore.

Chi invece è un punto fermo nella scena elettronica attuale è sicuramente Rother, il quale ogni volta da ampie dimostrazioni delle sue capacità portando sul palco un vero e proprio one man show!

Tastiere, microfoni, megafoni, campionatori ed altri strumenti sono gli unici membri del gruppo del tedesco che, un po’ come Lino Banfi in Grandi Magazzini, li suonerà completamente da solo, alternando inni cantati (il pubblico in delirio su Father) a momenti strumentali in perfetta linea con la scuola di Dusseldorf.

Il sole si è già alzato, sono le 6, e mentre c’è ancora la coda per provare l’ebrezza del bungee jumping per noi technomani è ora del live dei Pet Duo.

La coppietta di sposini brasiliani, affiliati alla celebre Kne Deep rec. di Dj Rush, sono gli unici artisti hard techno ad interessarmi e questa volta proporranno il loro live act.

Così con il marito ad occuparsi di drum machine e synth, e la moglie dietro a sequencing e compressori, i due danno vita ad una bella performance fatta di suoni brillanti e puliti dal grande impatto sulla pista.

Tuttavia sebbene abbia molto apprezzato la tecnica tirata fuori, ho trovato le sonorità troppo algide e nonstante i loro tentativi di scaldare l’atmosfera sfoggiando un repertorio da mimi esperti sembrava più di stare su un lago ghiacciato in Finlandia che non su una spiaggia di Rio.

Concludiamo il festival con Calvin Rotane, sulla piccola pista open air dedicata al remeber: peccato che forse per l’ora già tarda, forse per il caldo, forse per il fatto che non sia più capace a suonare, Calvin non riesca a mettere due dischi a tempo neanche per sbaglio e che i dischi proposti non siano nulla di che.

Il Nature ormai è finito, fuori dalla base militare ci aspetta il pulmann per Koblenz dove passeremo le ultime ore prima di tornare in Italia ditesi al sole sui prati in riva al Mosella ancora immersi in questo sogno di mezza estate.

Federico Spadavecchia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here