Bloc Weekend ‘09: Memories of the near Future. Day 2

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Il primo ricordo che ho del mio secondo giorno in quel di Minehead è di una simpatica anima in pena che verso mezzogiorno bussa alla finestra della cucina, forse atratto dal profumo della nostra pasta al sugo, per farfugliare un messaggio incomprensibile, e quindi allontanarsi sconsolato avvolto in un esquimo a mò di francescano nel saio ma ai piedi al posto dei sandali calzava scarpe completamente diverse l’una dall’altra.

La Tv, grazie al canale via cavo BLOC TV, passa in continuo i live della scorsa edizione, e film di kung fu da intenditori, permettendoci un comodo relax sul divano prima di un altro bel giro in piscina a provare la macchina delle onde e lo scivolo col canotto.

Non esagero se affermo che l’atmosfera è quella di un bizzarro asilo infantile dove GIOCARE è la parola d’ordine alla base di ogni attività. Anche il rapporto con le ragazze è diverso, nessuna strategia o rituale d’accoppiamento stile ruota del pavone, è tutto molto più elementare e diretto perchè, come ai tempi della summer of love, qui nessuno ha secondi fini o desideri egocentrici.

Il sabato la festa inizia già alle sei con il concerto di una vera leggenda vivente: Lee “Scratch” Perry.

Tuttavia a causa di un suo ritardo (d’altronde oh c’ha pure 80 anni suonati!!!) dobbiamo modificare il piano di battaglia e prendiamo una delle migliori decisioni della nostra vita: andare a sentire Ulrich Schnauss.

Il musicista tedesco ha da poco iniziato a suonare quando arriviamo, ma il suo non è il classico live PA da Dj da club: siede su uno seggiolino da pianoforte, spalle al pubblico, e con la grazia di un pianista accarezza sintetizzatore e computer dando vita ad uno spettacolo suggestivo ben valorizzato da luci e videoproiezioni.

Schanuss tratteggia eterei paesaggi di pura melodia incupiti da battitti IDM, in alcuni momenti non si riescono sul serio a trattenere le lacrime agli occhi e la pelle d’oca sarà una costante di tutto il live. Alla fine quella di Ulrich sarà riconosciuta come la migliore esibizione del festival.

Nel mentre che ci riprendiamo da questo trip di sentimenti sdolcinati da donnette è finalmente arrivato l’artista jamaicano padre fondatore del Dub: a lui si deve gran parte della musica elettronica moderna e, vederlo sul palco, accompagnato per altro da una band coi controcazzi, per usare un termine tecnico, agghindato con un cappello sul quale colleziona una tonnellata di immagini votive (in stile Mr T), ed una giacca da cui ancora ruggisce il grande leone rastafariano non ha prezzo!

Provate almeno a immaginarvelo questo arzillo nonnino dalla voce impastata a cantare di ganja e libertà per poi salutare il pubblico con un sincero e complice “I love your style, I love your style ” che fa scattare immediatamente l’applauso.

Il tempo dei ritmi rilassati ormai sono finiti, da ora in poi ci sarà solo il tempo delle catene a fomentarci a colpi di breakcore.

Tim Exile, è il McGuyver della situazione: ricava colpi di cassa dal campionamento in real time della sua stessa voce, o delle urla del pubblico, per non parlare di una violoncellista chiamata a fungere da plug in carne ed ossa, o del servirsi di un joystick da videogiochi come controller midi per poter suonare girovagando tra la pista.

Forse è a causa di questa eccessiva genialità che trovo il live di Clark ordinario: potente e preciso ma senza sorprese.

Decidiamo quindi di andare a sentire la seconda parte del set di Egyptian Lover, il Barry White dell’electro: passionale, carismatico, fin dagli anni ‘80 è sempre stato uno dei figli prediletti della Roland Tr 808.

Quando termina il set tutto si calma come prima di una tempesta, d’altronde adesso tocca all’ospite d’onore del BLOC 2009, colui che è diventato riferimento per un’intera categoria musicale, signore e signori: Richard D. James meglio noto come APHEX TWIN!!!!

Grazie alle manovre ai visual del designer Tim Hecker, lo show prende le forme di un ritorno alle ambientazioni di Terminator dove gli uomini combattono contro la supremazia delle macchine.

L’apertura del set è all’insegna dei richiami agli inni rave dei ‘90 con la moderna 303 di The Tuss, ultima incarnazione di Richard, che sale a spezzare gambe e fiato. Il proseguio è una continua serie di frustate sia in quarti che in breaks con Aphex, dal capello ormai corto da quarantenne borghese ed un probabile figlioletto a ronzargli intorno, che resta impassibile dietro al mixer.

La velocità di battuta è 88 miglia all’ora, il flusso canalizzatore è settato sull’anno 3000 D(evine).C(hristian).Questo ragazzo dall’aria tranquilla sancisce il definitivo delirio generale in un mix di violenta pulizia sonora, sporcata soltanto da quel pazzoide di Otto Von Schirach e le sue improbabili sexy ladies quando al microfono urla che stiamo ballando ad 800 bpm…segnale che è ora di rallentare e recuperare le forze per l’ultima sera.

Federico Spadavecchia

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