Andrea Deep Also Sartori “Il tagliacode” (Persona)

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Spesso nello scrivere la recensione di un disco mi sono avvalso di elementi metereologici per descriverne i suoni e le immagini evocate, ma mai come questa volta il paragone appare calzante. Il cd in questione, intitolato “Il Tagliacode”, è l’album di debutto del giovane producer bolognese Andrea Sartori, meglio noto come Deep Also, uscito sulla label americana Persona di proprietà del geniale Stewart Walker già resident del Tresor di Berlino.

Quando ho ricevuto il promo a metà della settimana scorsa pioveva a dirotto (e così è stato per i tre giorni successivi); di conseguenza sono stato ben felice di avere del nuovo materiale per il mio lettore mp3, di modo da soppravvivere alla tratta casa/ufficio e ritorno. Non che la distanza sia particolarmente lunga, anzi il contrario, ma nelle giornate di pioggia spostarsi con i mezzi pubblici a Genova significa rischiare la vita, se non come minimo la sanità mentale, avendo a che fare con orde di adorabili vecchiette armate di lunghi ombrelli che si aggirano agguerrite alla fermata dell’autobus (la cui frequenza pare dimezzata), pronte alla battgalia contro i liceali in ritardo per un posto a sedere.

Il mio viaggio inizia esattamente da qui, il pulman arriva, apre le porte e io schiaccio play: le note partono lentamente ed il quadro inizia a prendere forma, anche se probabilmente sarebbe più appropriato affermare che la disperdono, visto che “Il Tagliacode” sfugge ad ogni tentativo di definizione.

Sicuramente possiamo confermare che si tratta di un disco techno, anche se con un significato più ampio di quello usuale, dove techno torna ad essere più semplicemente l’abbreviazione di technologico riferito alla tecnica di produzione: gli intrecci melodici eseguiti mediante strumenti acustici vengono filtrati attraverso il sequencer e le drum machine acquisendo la purezza del genere elettronico ma conservando il proprio calore umano.

Ogni suono occupa una precisa posizione, come osservando una costellazione è sì possibile ammirare lo splendore di ogni singola stella, ma alla fine è la bellezza dell’insieme a lasciarci senza fiato. Stesso discorso per il rapporto tracce e album: l’atmosfera è quella di una jam session jazz o blues dove ad ogni giro di basso o un riff d’archi, o ancora fiati, corrisponde un ulteriore coinvolgimento emotivo del pubblico. Immagino come i negozianti impazziranno per sistermalo nello scaffale giusto: è techno IDM? E’ blues? Acid jazz?

Per me è soltanto musica, buona musica, di quella che ti prende per mano fin dal primo ascolto e non ti lascia più, fino a quando ti accorgi che la giornata è finita, sei appena tornato a casa e “Il Tagaliacode” sta ripartendo in loop per la terza volta.

Federico Spadavecchia

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