Suggestioni sintetiche: Alessadro Cortini in Santeria

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Abbiamo chiesto a Martino Nencioni, volto noto della scena elettronica milanese, di raccontarci dell’evento targato Linecheck Music Festival di mercoledì 3 maggio che ha visto protagonista Alessandro Cortini in Santeria.

Talk pre concerto in Santeria mercoledì con Alessandro Cortini intervistato da Nicholas David Althea di Wired Italia insieme a Tommaso Cortiva dei Calibro 35.

Al centro del dibattito un tema classico: analogico vs digitale, le differenze tra l’utilizzo di una macchina fisica e un plug in software.

Si è scesi nel dettaglio parlando di emulazioni virtuali di marchi leggendari come il Mini Moog, della differenza tra “undo” e preset che spesso si usano come base di partenza per poi lavorarci sopra in ambito virtuale; elementi che invece mancano nella dimensione fisica analogica, dove la “costruzione del proprio suono” deve essere fatta ab novo. Tommaso Cortiva si è concentrato sui  compressori, sottolineando come la manualità necessaria per “spippolare” sulle macchine, comporti una capacità maggiore di memorizzare i passaggi compositivi.

Ho trovato una grossa similitudine con le mie esperienze produttive, essendo anch’io di quella generazione a cavallo tra i due modi/mondi di creare musica elettronica.

In generale si è trattato di un bel talk per veri nerd e addetti ai lavori.

Terminata la conferenza, l’attesa per l’esibizione viene ingannata osservando il set up di Cortini: niente strumenti ma due lettori audiocassette professionali a 4 piste, i mitici Tascam 414 ed effettistica delay in esterna. Col pitch avviene il mixaggio ed il passaggio di note, ormai sua caratteristica peculiare.

Ci siamo. E’ ora di entrare. Oltrepasso la porta della sala nell’istante in cui si spengono le luci.

Key words dello show:

– avvolgente
– grandma’s cooking
– autobiografico
– malinconia
– escapismo
– shaded

Queste sono le parole che trovo più adatte e rappresentative della sua performance a/v. Tutto, sia video che audio, ha una pasta calda, avvolgente, che richiama l’infanzia; flash di ricordi che ognuno di noi ha della propria memoria di fanciullo. Colori rassicuranti, profumi di cucina della nonna che distraevano dai giochi.

L’incipit è caratterizzato dalla voce narrante del nonno che racconta un viaggio, poi si sfuma con un delay ed entra il basso che ti fa viaggiare.
Le riprese in super 8 sono vere e proprie opere d’arte di per sé; la genetica ci rivela come già il percorso di Alessandro fosse nel DNA familiare. Le immagini mostrano quasi sempre Cortini da bambino, inframezzate da landscape di fine anni settanta, selezionati da una sorta di memoria collettiva.
L’atmosfera è onirica, ci sono pochi elementi sonori ma caratterizzanti. Inevitabile il confronto con i Boards of Canada.

Il finale si conclude letteralmente coi “botti”, fuochi d’artificio che illuminano il cielo di nostalgia ipnagogica, amplificata dalla musica che ne esalta il trasporto emotivo.

Martino Nencioni

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