Robert Babicz: L’Arte è una Missione

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Ci sono figure, inserite profondamente nel tessuto della scena elettronica, che si sono guadagnate negli anni il rispetto e la stima artistica (e in questo caso specifico  anche umana) dell’ambiente, grazie ad una carriera sempre in evoluzione e ad una fondamentale accoppiata talento e professionalità.
Polacco di nascita, ma di stanza in Germania, Robert Babicz è di certo un buon esempio della suddetta categoria con un percorso che sfiora due decadi.
Come Rob Acid è stato uno dei maggiori protagonisti della prima stagione rave (ricordiamo gli altri moniker Acid Warrior, Department of Dance e Sontec), con release su label culto quali Kompakt, Treibstoff, Bedrock, Intec Digital, Mille Plateaux e Audiomatique, oltre alle sue Junkfood e Babiczstyle.
Robert è soprattutto un validissimo e ispirato ingegnere, un vero scienziato del suono, che ha contribuito al successo di aziende specializzate a livello di sound design (fra tutte Native Instruments e ci sono progetti in ballo anche per Apple).
Oltre ad essere un affermato produttore e performer fuori dal comune (il suo show ha dosi abbondanti d’improvvisazione) Babicz possiede uno studio a cui molti colleghi top Dj’s si affidano per mastering e mixdown.

Com’è cambiata la techno da quando hai mosso i primi passi?
La techno è cambiata molto, possiamo dire che venti anni fa era una musica molto più “semplice“, si lavorava con uno spettro limitato di macchine, spesso senza cognizione precisa di concetti come mixdown o mastering, in modo più diretto e spontaneo. Ai giorni nostri la produzione di musica elettronica è diventata un’arte composita e complessa.
Oggi è relativamente facile fare produzioni con parecchie macchine e software senza spendere cifre proibitive, pensi che la diffusione di set up più economici sia una chance per far emergere i talenti o porti ad una saturazione?
Attualmente abbiamo una buona situazione che permette di produrre musica senza investire cifre proibitive, al tempo stesso la strada è più tortuosa perché la competizione è sempre più forte e la concorrenza aumenta banalmente già nei numeri.

Ok, ma non credi che questa situazione possa far emergere nuovi problemi?
Certo è un vantaggio che in tanti possano produrre solo coi propri mezzi, certamente anche l’asticella del livello si alza, ci sono centinaia di produttori che compaiono settimanalmente, ma magari solo uno o due di quelli è un talento, gli altri tendono ad essere copie di quello che c’è già sul mercato.
Babiczsytle è un termine che usi spesso, una sorta di marchio per definire le tue produzioni ed i tuoi set. Come riassumeresti la sue caratteristiche?

Per me è come parlare della colonna sonora della mia vita. Ho iniziato a usare questa definizione quando mi sono stufato di ripetere in ogni contesto che non sono vincolato ad un solo stile, ad un monolitico sound techno; è semplicemente fare musica che comunica emozione, la cosa che io amo.
Sei un viaggiatore instancabile, fai anche bellissime foto dei loughi che visiti suonando che poi pubblichi sui social network. Quali citeresti se dovessi dire quelli che più ti hanno impressionato?
Amo davvero il fatto che questo lavoro permetta di viaggiare, posso esplorare il globo in lungo e in largo e incontrare culture diverse, cibi differenti, la natura in forme e colori caratteristici dei vari luoghi. E’ la più grande “gita d’istruzione” che un essere umano possa fare nella vita.
Per quanto riguarda il pubblico invece chi ti ha maggiormente soddisfatto come energia e feedback?
Difficile stilare un ordine, ogni anno vivo momenti fantastici, e sono grato di poter vedere e sentire tutte queste diverse energie.
Ultima domanda: come vedi Robert Babicz nel 2025? Ancora al lavoro con la musica o magari dedicato ad altre passioni come la fotografia? Nonno full time?
Ha ha, un artista non smette mai di essere artista e di seguire un percorso, non è un lavoro…è la mia missione!

Cannibal Se-lecter

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