Infest ’18: Avere Vent’anni

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Infest celebra il suo ventesimo anniversario all’insegna della prima volta. Alcune esibizioni si posso considerare come il battesimo assoluto nel Regno Unito. In onore dell’importante traguardo, l’organizzazione ha allungato la durata a quattro giorni invece degli abituali tre.
Siamo nell’ovest dello Yorkshire, nella cittadina di Bradford proprio dove risiede il complesso universitario. Il luogo della kermesse non è di rilevanti dimensioni come magari ci si può aspettare. Tuttavia gli spazi interni sono ampi e accoglienti.
Comprendono la sala concerti, quattro bar differenti, la room dei dj set dove vengono suonati principalmente post-punk e new wave ed una chill out zone con vari svaghi.
La prima band a calcare la scena è Grave Diggers Union, un duo inglese formato da un batterista ed il frontman che suona i synths. Il loro primo CD “Don’t Be Fooled By The Sun” è del 2015, dal quale hanno scelto “Ghost Dance”. Il secondo CD “Let Your Eyes Become Used To The Dark and Look Towards The North” è dell’anno successivo e da esso hanno suonato “Tonight”. Le percussioni si distinguono per la frenesia e si fondono perfettamente con le pulsanti linee dei synths. La voce è modulata su toni bassi ed è cupa.
Il quintetto britannico Zeitgeist Zero propone invece uno show ricco di stile che unisce alt-wave rock a macabre pop, con l’inserimento di una sensuale voce femminile ed un pizzico di psychobilly.
Le due donne del gruppo conferiscono alla musica un’energia voluttuosa unita a movimenti sinuosi sul palco.
Tra gli altri brani, sono stati particolarmente apprezzati dai presenti “When The Lights Go Out” e “United in Black”.

Sempre originari del Regno Unito si sono esibiti i Peter Hook and the Light. La personalità di spicco è il bassista dei Joy Division prima dal 1976 al 1980 e poi dei New Order dal 1980 al 2007. Hanno portato sul palco i maggiori successi delle due formazioni. Citiamo: “Disorder”, “Isolation” e “Love Will Tear Us Apart” dei Joy Division; “Blue Monday” e “Temptation” dei New Order.
Due bassisti, tra cui il cantante, un batterista ed un chitarrista hanno ridato vita a pezzi, che hanno segnato indelebilmente la cultura gotica nonché le vite e il gusto musicale di moltissime persone. La loro esibizione era dinamismo, pura passione, malinconia ed eternità. Poi è stata la volta degli acclamati Empirion. Fondono techno ed industrial quale perfetto tappeto musicale per chi ama ballare: melodie ipnotiche e ritmi incalzanti.
Oltre al loro più famoso pezzo “Narcotic Influence”, hanno concentrato la loro performance sui brani del nuovo album del 2018 “Resume” come “Drug Music” e “The Dark Inside Me”.
Gioca sempre in casa il duo Def Neon ; suonano un’unione di rock, electro, synthpop e UK bass.
Il loro repertorio passa da melodie orecchiabili e ballabili, come nella canzone “Nightvision”, a momenti più rockeggianti, come “Rotoscope”. Dalla Grecia invece è la volta dei Siva Six. Atmosfere inquietanti e cavernose emergono dal loro suono dark electro. L’artista canadese Yann Faussurier incarna il suo progetto piu’ celebre e quasi ventennale cioè Iszoloscope. Introspezione, oscurità e tensione compongono il suo « sinister noise ». A grande richiesta ha proposto
“The Sum of Us All” e “Faint Negative Chart”.

Ci sono anche i redivivi Cubanate, ricomparsi dopo il 2010, ha far riemergere la loro ricetta alchemica fatta da techno e grunge. La cassa è dritta, le chitarre sprizzano energia ed il cantato alterna toni urlati a morbidezza.
Gli unici ad aver cantato completamente in un’altra lingua sono stati i Massenhysterie. Il combo austriaco produce un veloce electro pop con attitudine punk dove è la voce femminile a far da padrone.
Da evidenziare la cover di “Eins Zwei Polizei” di Mo-Do.
È poi il turno degli svedesi Valhall che intendono catalizzare l’attenzione unicamente su questo loro progetto darkwave avvolto da witchhouse e basato sul contrasto tra voce maschile profonda e gutturale e quella femminile soffice ed eterea. Per il resto l’identità dei membri resti pure celata.

Anch’essi svedesi ma molto più famosi sono gli Elegant Machinery che hanno deliziato tutti con il loro marchio di fabbrica cioè un inconfondibile old school synthpop. Degni di nota i canadesi Strvngers con la loro darkwave dinamica.
Dobbiamo spendere qualche parola in più per il gruppo belga di culto this Morn’ Omina, che è dal 1997 che fa propria la causa della musica tribal ambient. Ritmi etnici e trance sono la loro personale formula per incantare gli astanti e per movimentarli. Da segnalare il rituale del vocalist compiuto interamente vestito di bianco, creando un enorme contrasto rispetto all’usuale nero monocromatico in questo ambiente. Maggiormente acclamati sono stati: “Iboga” e “Garuda Vimana”. Il gruppo statunitense Aesthetic Perfection conclude l’edizione dell’Infest.
Il feedback dei presenti è fatto di cori a squarciagola del loro repertorio, in particolar modo “Inhuman” e “Ebb And Flow”.
Il leader Daniel Graves gioca da sempre ad incarnare un personaggio grintoso e potente conscio però anche del fatto che vi possano essere momenti in cui è la delicatezza a dovere prevalere. Allo stesso modo infatti modula il suo registro vocale.

In fine per dare un sintetico coup d’œil al festival, si può dire che sono i partecipanti interessati e friendly-people l’ingrediente segreto per rendere la manifestazione ciò che è. Vero è che la provenienza delle persone fosse quasi esclusivamente from UK, tuttavia regnava un clima di vera condivisione delle proprie passioni musicali che superava le nazionalità o i regionalismi del caso.
A livello logistico ha facilitato tanto il fatto che il luogo fosse distante solo un quarto d’ora a piedi dalla stazione dei treni di Bradford e per chi avesse rinunciato a prenotare una camera in albergo, vi era la possibilità di alloggiare addirittura nel campus universitario, vicinissimo alla sala concerti.
Anche gli amanti degli acquisti festivalieri hanno potuto ritenersi appagati perchè vi era allestito un ampio spazio dedicato al merchandising ed addirittura un’area adibita alla vendita di vestiti e gioielli. Il costo per i quattro giorni è stato di circa a 80€, una cifra comunque abbordabile.

Marianne Rezzonico

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