Lubiana Ment Festival 2026: Il Report

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Dopo aver presentato la ricca line up del Ment Festival, ecco un veloce reportage per dirvi come sono andate le cose!
Per prima cosa un plauso all’organizzazione: puntualità, attenzione alla cura tecnica di ogni stage e performance (anche quando si succedevano artiste e artisti molto diversi come sound), una scelta di location differenti bilanciata che permette scelta nel programma, e un clima in generale rilassato.
Scendendo nel dettaglio e, data l’impossibilità di essere presenti alla prima serata del mercoledì, si parte giovedì nella sala grande del Kino Siska con il convincente live degli Holy Tongue: la batteria e le percussioni di Valentina Magaletti incontrano il produttore Al Wootton e il bassista e percussionista aggiunto Susumu Mukai (Zongamin), rielaborando la materia dub e a momenti anche la cassa dritta in una declinazione ritmica trascinante. Dopo un breve assaggio del suono urbano speziato di hip hop, post punk e finanche  di new jazz di Youniss, si susseguono due act statunitensi che stanno girando l’Europa insieme in tour in questo periodo. Sul main stage il trio Ho99o9 incendia l’audience, miscelando punk – al confine con l’hardcore – e hip hop, un’ora serrata di pezzi grintosi e politici, in cui non mancano curiosi momenti (auto) ironici per recuperare il fiato con sample che partono da My way di Sinatra e un paio di minuti di balli defatiganti sulle note di Gypsy Woman di Crystal Waters.
Autentica sorpresa nella sala più piccola, denominata Komuna, è invece N8NOFACE. Minimal wave e synth punk si fondono in una sorta di  intenso one man show, damaged pop (ottima definizione proveniente dalla sua bio di presentazione) che racconta di un America sotto rappresentata che un tempo si sarebbe definita proletaria, narrazione resa viva e fisica da un presenza scenica sghemba e furente e descritta perfettamente da uno dei suoi pezzi, We are the freaks.
Il venerdì seguiamo le diverse venue del castello nel cuore della città, raggiungibile anche con una funicolare a disposizione del pubblico del festival e gratuita come tutti i mezzi pubblici cittadini per i possessori di ticket del festival nei quattro giorni del programma, ulteriormente integrati da una navetta dedicata.
Qui rivediamo Valentina Magaletti con il suo potente solo show che rapisce, per poi perderci nella atmosfere cupe delle Tristwth Y Fenywod, tre fate/streghe oscure e mistiche, con ballate gotiche caratterizzate dal cantato in gallese (Cymraeg) che rende ancora più stranianti le loro brumose composizioni. Per chiudere il venerdì un breve passaggio al Metelkova (nella fattispecie al Gala Hala) per assistere alla feroce combinazione di elementi industrial, punk, dancehall e hip hop al confine con la trap dei Nexus. Duo formato a Barcellona da B4MBA e MOOKI6 del Jokkoo Collective, scatenano i presenti, eliminando fisicamente per buona parte del concerto il confine tra palco e audience.
Sabato si chiude con la serata CE/MENT, ancora nella main room del Kino Siska.
La partenza è affidata al veterano sloveno Lifecutter (Domen Učakar), che presenta un interessante A/V show intitolato Deluge. Visioni distopiche che raccontano di oceani violati dal massivo inquinamento di responsabilità umana, relitti e città fantasma ritratti in musica da droni e frequenze  oscure ma illuminate da improvvisi squarci onirici, una tensione costante ottimamente resa da video e suono perfettamente complementari.
A seguire tocca ad aya, autrice nel 2025 di hexed! su Hyperdub, suo secondo lavoro su lunga distanza e uno dei dischi dell’anno presente in tante chart specializzate (anche in quelle di Frequencies).
Un disguido nei trasporti (con dedica non proprio benevola a Swissair, n.d.a.) la fa esibire con un equipaggiamento recuperato all’ultimo, e con una parte scenografica incompleta (lo show è concepito collaborazione con il visual artist MFO).
Per fortuna ci si dimentica quasi subito di questo aspetto. Un’ora di show tostissima, che decostruisce e riallinea i ritmi da club in un suono abrasivo e frammentato, un cantato nervoso ma che sa diventare quasi melodico per poi ritornare quasi spoken word; un  lavoro di cesello sulla possente ritmica cui fa da contrappunto una presenza scenica carismatica e “in your face”. Il tutto in uno scambio con il pubblico sincero e senza filtri, anche quando con autorevole sarcasmo rimette in riga qualche spettatore un po’ troppo alla ricerca di protagonismo! Un’esibizione che rimane davvero scolpita nella mente.
Si passa poi ai dj set che concludono serata e festival.
La prima in consolle è Sahara Transport Service, con un set solido e accurato ma forse senza troppi lampi. A seguire, ai comandi si avvicenda Polygonia. Producer di origine cinese basata a Monaco, il suo progetto artistico incorpora anche la sua anima di visual/graphic artist e ha una sua etichetta all- digital, QEONE. Una selezione incalzante fatta di breakbeat, dubstep e techno fusi in un flusso incisivo, più secco in alcuni momenti, quasi psichedelico in alcuni altri elementi.
Skee Mask è la solita certezza: prende per mano il dancefloor, conducendolo con tecnica e gusto, mentre gli orari di rientro/ripartenza non ci permettono di vedere la chiusura affidata al b2b dei locals Mmali e Obscur.
La domenica si torna a casa, soddisfatti da un’altra edizione molto riuscita del Ment e con l’idea di ritornare nel 2027.

Sandrica Se-lecter

Cover: Marcel Obal