La vigilia delle festività natalizie si è trasformata in un viaggio nelle profondità più cupe della musica industrial e power electronics europea.
Nella suggestiva cornice dello Strasse E di Dresda, sabato 20 dicembre, si è svolta una serata che, parafrasando Shakespeare, prometteva l’arrivo di qualcosa di malvagio. Non solo è stata mantenuta questa promessa, ma sono state superate le aspettative. Nonostante il periodo solitamente poco propizio per eventi underground di questa portata, la location ha accolto un pubblico sorprendentemente numeroso. Tra veterani della scena e intrepidi curiosi, è risultato chiaro che l’interesse per sonorità estreme e provocatorie non subisce battute d’arresto, nemmeno durante le frenetiche settimane delle feste.
La vera rivelazione è stata senza dubbio Human Larvae, un progetto capace di imporsi con una performance sonora ed emotiva di intensità eccezionale. Il muro di suono, imponente e inarrestabile, si è intrecciato perfettamente con un comparto visivo di forza espressiva. I video proiettati – grezzi, inquietanti, ipnotici – non erano semplici elementi di contorno, ma parte essenziale di un’esperienza sensoriale immersiva e totalizzante. È proprio questa sintonia riuscita a fare la differenza.Human Larvae ha saputo dimostrare una padronanza impeccabile di entrambi i linguaggi, plasmandoli con una precisione chirurgica e lasciando un segno indelebile.
Grunt rappresenta una tradizione che non conosce compromessi. Non a caso, questo storico nome della scena musicale finlandese si è guadagnato il secondo posto per impatto.
Mikko Aspa è un punto di riferimento irrinunciabile nel mondo del power electronics. Nessuna concessione, nessun tentativo di rendere il messaggio più digeribile: si tratta di rumore puro, provocazione consapevole e di un sound wall frutto di anni di dedizione e perfezionamento artistico. L’approccio di Grunt, tanto radicale quanto affascinante, lo conferma come pietra miliare nel suo genere.
L’evento si è concluso con il set di Anenzephalia, che ad oggi si configura come una collaborazione padre-figlia, e che ha saputo sorprendere il pubblico con un’esibizione dal sapore nettamente più psichedelico rispetto ai violenti assalti sonori precedenti. Questo cambio di registro, tanto improvviso quanto raffinato, ha spalancato le porte a paesaggi più atmosferici e complessi, senza mai abbandonare del tutto l’impronta industrial. Un atto di audacia che ha permesso ai presenti di intravedere un’uscita dal tunnel sonico opprimente costruito dagli altri performer. Un’uscita però distorta, come in un sogno febbrile, che ha reso la chiusura un’esperienza tanto straniante quanto memorabile.
“Something Wicked This Way Comes” ha confermato che Dresda, città dalla complessa stratificazione culturale e storica, continua a essere terreno fertile per espressioni artistiche estreme. Lo Strasse E si attesta come spazio vitale per una scena che altrove fatica a trovare dimora.
Una serata che non ha fatto prigionieri, esattamente come dev’essere.
Daniele Codarin










