Silvia Cignoli è una chitarrista, compositrice e sound artist milanese, nota per il suo approccio sperimentale che fonde elettronica, ambient e musica contemporanea. Laureata in chitarra classica al Conservatorio di Milano, ha collaborato con numerosi progetti internazionali e si distingue per l’uso innovativo di strumenti ed effetti.
L’abbiamo incontrata in occasione della presentazione dal vivo del suo ultimo album “Allegory of Heart & Water” (sulla label sarda ROHS! Records) dove l’artista – in dialogo con Salvatore Insana (visual) – ha accompagnato il pubblico in nuove dimensioni sonore ed emotive: un concerto speciale al Teatro Arsenale di Milano, all’interno della rassegna Parade Electronique (ultimo evento il 28 novembre con il live audio-video dell’artista multimediale svizzera Noemi Buchi).
Lo scorso anno è uscito il tuo ultimo lavoro “Allegory of Earth and Water” su Rohs! Records. Ho letto che hai preso ispirazione nel titolo dal dipinto “The Younger” di Jan Brueghel e anche dall’idea che il sublime si collega alla natura e al suo impatto sulla coscienza umana. In che modo la musica riesce a restituire all’uomo questa consapevolezza e quali sono state le scelte sonore per evocare questo concetto?
Più che una consapevolezza, l’osservazione della natura, e dell’iconografia ad essa legata, ci restituisce, per chi si appresta ad un rilievo profondo, un punto di osservazione estraneo a noi stess*. Osservarne la bellezza, la crudeltà e a volte l’insignificanza insieme, è una metafora di un sistema che può e deve scorrere al di là di un comune senso di moralità.
Il potere che l’arte e la musica hanno è quello di elevare questa osservazione ad una sfera metafisica e in qualche modo psicanalitica. A livello musicale non c’è nulla di letterale, di figurativo nelle scelte, ma piuttosto l’evocazione del paesaggio interiore e dei suoi chiaroscuri che ha ospitato la nascita di questa creazione.
I quattro movimenti che compongono l’album – Silente, Schiudente, Levante, Radiante – sono contraddistinti da indicazioni agogiche. In che modo questi tempi musicali dialogano tra loro e come ciascuno contribuisce alla metamorfosi evocata nel progetto?
I 4 tempi sono strettamente legati da uno sviluppo continuo. La presenza di qualcosa che sta prendendo vita si manifesta a poco a poco e in questa indefinitezza si disegnano prospettive “altre”, alterate ed indefinite. Ambienti inizialmente celati, capaci di creare luoghi di dormiveglia semioscuri. Melodie sconcertate disegnano i contorni di un ambiente amorfo, che sta, e lentamente evolve fino a culminare nel ritmo estatico di “Radiante”.
La musica è condotta in un movimento ondulatorio tendente a dischiudere ambienti e suoni che prendono forma in lunghe parabole di lenti crescendo. Le componenti immaginative scaturite da questo flusso sonoro, divengono riflessi volatili galleggianti sul magma fluido del suono, passando dall’essere fuggevoli impressioni al divenire presenza formale, lirismo melodico ed infine ritmo estatico.
Presenterai “Allegory of Earth and Water” alla Parade Electronique a Milano in una performance audio/video: come si integra la componente visiva di Salvatore Insana con la tua musica dal vivo? Quali nuove percezioni o stati emotivi desiderate stimolare nell’audience?
La componente visiva del lavoro di Salvatore tende a dare all’opera una serie di corti circuiti e domande, più che di risposte, pur avvalorando l’estetica immersiva e fortemente emotiva. Vi sono nel video diverse immagini che pongono in forte riflessione, portando l’attenzione su più punti di osservazione, interiori e sociali.
Cito Salvatore: “Al cospetto degli elementi naturali, di fronte alla loro misteriosa e cangiante potenza, affrontiamo la terra e l’acqua come preziosi enigmi della visione, in grado di trascendere la realtà visibile e spingere altrove, tra il sublime e l’imponderabile. Pensiamo l’archivio come giacimento, di segni lasciati nello spazio e tracciati nel tempo. Disegni del tempo stratificati dal destino di uomini e di altre specie. Per la partitura visiva sono stati selezionati gli elementi naturali – terra, acqua, fuoco, aria – nella loro maestosa imperturbabilità, più forti d’ogni antropizzazione. E in quei frangenti in cui i corpi umani ed animali irrompono nella scena, sono parte di qualcosa di più grande e misterioso, a metà tra il sogno ad occhi aperti e l’incubo di un’imminente catastrofe.”
I materiali video originali da cui si è partiti fanno parte dell’Aamod – archivio del movimento operaio e democratico di Roma, e in particolare Salvatore ha utilizzato e rimanipolato i girati in pellicola, mai precedentemente montati, di indagini geologiche in Iran (anni ’50) compiute dall’Agip Mineraria alla ricerca di nuove risorse petrolifere. Inoltre compaiono film documentari sulle condizioni di vita in territori colpiti dall’abbandono e/o dal forte impatto della brusca industrializzazione legata agli anni del boom economico.
Oltre alla chitarra elettrica, hai usato altri strumenti — sia analogici che elettronici — per la realizzazione dell’album e in che modo la scelta di specifiche sonorità e/o tecnologie influenza la costruzione delle atmosfere e dei paesaggi sonori nei tuoi lavori?
L’uso della tecnologia è funzionare a dare voce al suono interiore, e ad ampliarlo. Gli “errori di percorso” e gli imprevisti sono spesso frutto di strade che si aprono inaspettatamente. Per la composizione musicale sono partita dal “suono genesi” della prima traccia, dal quale scaturisce tutta la musica, che è un riverbero di chitarra percossa utilizzando il minore intervento meccanico possibile, che lascia spazio alla voce più primordiale dello strumento, il quale viene indagato come un oggetto risuonante, usato come generatore di “atmosfera” volatile, la quale è partenza per manifestazioni ulteriori delle proprie luci ed ombre, estrapolate grazie ad un uso, forse anche abbastanza essenziale, di effetti, live looping ed elettronica.
Il tuo percorso di artista unisce la formazione accademica classica con la musica contemporanea, elettronica e d’improvvisazione, il che fa immaginare una conoscenza musicale molto vasta, ampia e “multi-genere”. Vuoi consigliarci 3 album (o quanti ne preferisci) che secondo te ogni persona dovrebbe ascoltare almeno 1 volta nella vita?
Questa domanda è molto difficile per me, ma direi, per affezione: Dragging a Dead Deer Up a Hill di Grouper, Alina di Arvo Pärt, Everywhere at the End of Time di Caretaker
Edoardo Grandi










