Ormai anche il clubbing può vantare un volume di letteratura di tutto rispetto.
Tra saggi, ricostruzioni storiche, monografie e romanzi, gli eroi della notte hanno finalmente conquistato quella dignità nazional-culturale che la massa dei diurni gli aveva sempre negato.
Ma il colpo di coda, immancabile in un mondo fatto di illusioni, arriva adesso, dritto come una spada, in your face, sfacciato e orgogliosamente reoconfesso di ogni limite infranto, di ogni abisso sfiorato, perchè alla fine siamo ancora qui, con i primi capelli bianchi (per chi li ha ancora!) a scriverne ridendoci sopra, e perchè tutti i potenziali reati commessi sono finiti in prescrizione!
Resta solo un problema: come raccontare cotanta epopea alle nuove generazioni, senza apparire dei vecchi nostalgici un po’ rincoglioniti?
La crew di Industrial Strange, dissacrante brand di abbigliamento dedicato agli amanti della musica elettronica più rumorosa, si fa carico della responsabilità e pubblica Si stava meglio quando si stava techno: Storie di 90’s clubbers .
Dopo una doverosa premessa sullo spirito di quei mitici anni, quando una serata iniziava già molte ore prima con i suoi riti (la ricerca di informazioni sul party attraverso i flyer, la scelta della musica per la macchina…), si parte euforici nel buio della notte.
A mancare è lo smartphone con la fotocamera, motivo per cui libri come il suddetto rappresentano la trascrizione di una storia che fino a poco tempo fa veniva tramandata oralmente basandosi su fonti non esattamente attendibili.
Da leggenda urbana si passa a testimonianza storica, scritta con onesta ironia senza cadere nella facilissima mitizzazione.
In macchina con Angelo e Alessio veniamo catapultati in esilaranti episodi di clubbing realmente vissuti (nonostante i nomi leggermente modificati) avanti e indietro tra il Lazio e la Toscana, alla ricerca anche solo di appena un attimo di estasi che valga tutta la fatica!
Non si tratta del Dj divinità, della discoteca tempio o del rave eden, i nostri protagonisti inseguono l’atmosfera perfetta, e non importa se il canto delle sirene (soprattutto quelle della polizia) allungherà il loro percorso deviandoli dalla destinazione finale. Alle volte è sufficiente un autoradio con su la cassetta giusta.
Il resto è musica e incoscienza, la benzina di quando si ha vent’anni.
Chi ha vissuto appieno la notte negli anni ’90 è fortunato se oggi non ne porta cicatrici visibili. Eppure determinate esperienze, se mosse da un sentimento sincero, hanno fatto maturare una generazione, donandole consapevolezza circa i limiti che bisogna darsi da sé, e una passione che l’accompagnerà per tutta la vita.
Aspetto con ansia di sentire il parere dei vostri figli.
Federico Spadavecchia










