Wave Gotik Treffen ’16: Viaggio nel Goth

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Il Wave Gotik Treffen è giunto ormai alla 25° edizione e ha messo in programma 243 artisti. I concerti e gli eventi culturali come le presentazioni di film o libri, hanno coperto un’ampia fascia della città. Tutto è stato inusuale e stupendo al tempo stesso. Il giovedì ha visto riversarsi fiumane di persone di nero vestite. Per tutta la durata del  festival macchie nere hanno coperto a chiazze il territorio. Si respirava un’aria familiare e serena.
La prima giornata di musica è stata venerdì. Nel suggestivo Volkspalast le proposte sono state principalmente di genere neofolk, martial, ed industrial. Nel pomeriggio si è partiti con il progetto tedesco TRIARII di Christian Erdmann. Impressionante la solennità della mimica durante l’esibizione. Inoltre la sua statuaria staticità ha conferito più vigore all’atmosfera battagliera evocata. Tintinnii e percussioni sono stati utilizzati con quell’intento, oltre ad un’intonazione di notevole potenza e profondità. Durante la performance sono passate immagini che hanno raccontato di campi di battaglia, di orizzonti e ambienti in fiamme. Oltre ai brani più apprezzati, “Emperor of the Sun” e “Iron Fields” del ultimo album “Exile” del 2011, è stato eseguito anche il pezzo “Roses 4 Rome” in collaborazione con Ordo Rosarius Equilibrio. La seconda performance è del duo francese Dernière Volonté, vittima purtroppo di alcuni problemi tecnici. Una volta risolti però, si sono potuti apprezzare a pieno. È poi stato il turno degli inglesi In The Nursery, i quali hanno celebrato il 35° anniversario di attività. Infatti sono stati proposti brani datati come “Mistery” e “L’Esprit” (quest’ultimo a conclusione del concerto). La scaletta riflette sonorità più neoclassiche e marziali da un lato ma anche quelle più prossime alla darkwave. Proprio questa varietà ha permesso ai musicisti di cimentarsi con strumenti differenti e al pubblico di godere della loro versatilità.

Il giorno successivo, gli originari di Sheffield hanno proposto invece la première europea del film di cui hanno curato la colonna sonora: “The Fall of the House of the Usher“.
Alla sera ci si è spostati nell’ampia sala all‘Agra Treffenpark, dove purtroppo l’acustica non è eccellente. Peter Murphy è stato l’ultimo a calcare la scena, proponendo “Mr. Moonlight Show” con il meglio dei Bauhaus. Il padrino del Goth si è presentato in camicia dal colletto alto, gilet, e una rosa portata al braccio come fosse una fascia. I suoi movimenti hanno percorso tutto il palco dal proscenio fino a celarsi sullo sfondo. Il repertorio è stato schedulato da classici come “Dark Entries”, “She’s in Parties” e “The Passion of Lovers”, ovviamente cantati dal pubblico. Molti forse si aspettavano anche “Bela Lugosi’s Dead”, che non è stata fatta. Invece si è optato per un tributo a David Bowie con “The Bewlay Brothers” e “Ziggy Stardust”. Sicuramente chi in passato ha visto qualche data di una tournee dei Bauhaus, ha avuto una percezione differente di questa esibizione. Ciò non toglie che tutti i musicisti siano stati all’altezza del compito. Infine Murphy ha cantato come solista “A Strange Kind of Love” e sul finale “All We Ever Wanted Was Everything”.w
Il primo giorno del fine settimana è stato caratterizzato da due live maggiormente focalizzati sulla dimensione sonora con poco spazio per quella canora. All’Altes Landratsamt si è visto all’opera Reaper: progetto improntato su ritmi incalzanti, melodie vivaci, liriche brevi e piuttosto diaboliche. Tutto ciò ha creato il giusto mix di ingredienti per portare la folla a scatenarsi. Vasi Vallis, la mente compositiva di Frozen Plasma e NamNamBulu, si è allontanato così dai suoi trascorsi synthpop e qui si è presentato in coppia con Gregory Beyerle, alle macchine ed al theremin. Oltre ai propri lavori come “Der Schnitter” del 2015 e la piu’ conosciuta “The Devil is Female”, si è fatto gran sfoggio dei remix: un esempio è stato “Cause of Death: Suicide” dei Suicide Commando.

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Il prossimo a guadagnarsi la ribalta è stato il pioniere Dirk Ivens a fianco di Eric Van Wonterghem (Monolith) con la creatura industrial – noise Sonar. I due si sono posti l’uno di fronte all’altro chini sulle propria attrezzatura, partecipando con tutto il corpo ai cambiamenti sonori provocati dai piccoli movimenti delle dita (specialmente Dirk). Sonorità martellanti e talvolta abissali sono scaturite; spesso si è ricorso ad effetti d’eco ed anche a distorsioni. Insomma una performance ipnotica composta da tracce recenti come “Creed”, “Tango Mecanic” e “Shadow Dancers” dall’omonimo album del 2014. Ci si è spostati poi all’Agra Treffenpark per Die Krupps. Benché l’anno scorso sia uscito “V – Metal Maschine Musik” (di stampo più metal), hanno deciso di rifarsi al passato. E’ stato un piacere riascoltare un cavallo di battaglia degli anni ’80 con “Wahre Arbeit – Wahrer Lohn”. Poi si è slittati successivamente al ’92 con “Hi Tech Low Life” e con il manifesto “Metal Maschine Musik”, che non poteva certo mancare. La band di Düsseldorf si è esibita con vivace dinamismo. Il frontman oltre che con la sua voce possente, ha animato i brani alternando a seconda il fischietto od un xilofono auto costruito con cilindri di metallo vuoti. La frenesia è stata tale da portare a fine scaletta, a distruggere questo emblematico strumento come in preda ad una furia iconoclastica.

La domenica nella sala Kantine al Volkspalast la band shoegaze, new wave, post punk francese Jessica 93 è arrivata purtroppo in ritardo. La comunicazione tra artisti ed addetti ai lavori ha preso dunque un po’ di tempo. I membri sono apparsi semplici ed umili (soprattutto nell’abbigliamento), ma non appena hanno intonato i loro brani, è scaturita un’intensità sonora nonché una perfetta intersezione tra le due chitarre ed il basso. Malgrado la voce in secondo ordine, l’insieme ha dimostrato savoir faire notevole. I membri hanno ciondolato durante il concerto, immersi negli accordi ciclici. Sono passate in rassegna “Asylum” ed “Uranus” tratti dalla loro fatica “Rise” del 2014.
Il successivo spettacolo si è tenuto al Täubchental. Dirk Ivens si è cimentato qui meravigliosamente con il repertorio di Dive (progetto EBM) e pure di The Klinik (EBM/industrial). Abbiamo ritrovato “Moving Hands”, “Sick in Your Mind” e “Burning Inside”; mentre con il primo moniker, sono state scelte tra le altre: “Blood Money”, “Sidewalk Sinner” e “There is No Hope”. Dirk ha indossato gli immancabili pantaloni di pelle e si è mosso con una teatralità in perfetta simbiosi con i suoni offerti. Dal punto di vista del cantato, le parole e le ripetute frasi effettate a dovere, hanno suscitato i brividi negli astanti.

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Allo Stadtbat è stato il turno di Plastic Noise Experience, band EBM ed Electro-industrial tedesca che esordì alla fine anni ’80. Il frontman Claus Kruse ha espresso la sua aggressività non solo con il suo timbro vocale, ma anche con le sue movenze robotiche. La ritmica a scatti e le melodie sintetiche hanno fatto da padrone. I visuals hanno completato lo show mostrando frequenze o semplicemente linee geometriche bianche su sfondo nero. Per i fans riportiamo una parziale scaletta composta da: “Kill the 6”, “Zu Nah” e da “Therapy”, “Electronic Bodies”.
Con grande sorpresa sono saliti sul palco dell’Agra i Public Image Limited, annunciati all’ultimo. L’anima punk di John Lydon, meglio noto come Johnny Rotten, è fuoriuscita subito dal suo essere. La sua inconfondibile intonazione ha riempito la sala e la sua energia ha contagiato i presenti. Si è divertito ogni tanto ad urlare in modo singolare. La sua verve ironica ha raggiunto lo zenit durante la presentazione dei componenti (Scott Firth al basso, Bruce Smith alla batteria e Lu Edmonds alla chitarra). Tra i cult suonati “This is not a Love Song”, “Rise” e “Death Disco”.

Il lunedì ecco una band grintosa come Banane Metalik. Con il loro Gore’n Roll che comprende punk, rock ‘n roll ed un gusto estetico che guarda compiaciuto al horror (creste in testa e trucco da zombie) hanno fatto scatenare il pogo. Ci si è divertiti con le sortite del leader tutto preoccupato a preservare la salute delle ragazze durante il moshing. Batteria, chitarra e basso sono stati i semplici ingredienti a creare la giusto humus rockeggiante e ribelle.
I pionieri dell’industrial Test Department hanno concluso il festival al Volkspalast. Anch’essi hanno festeggiato il 35° anniversario dagli esordi. Nonostante fossero in versione Test Dept Redux, non hanno fatto mancare “Total State Machine”, “Unacceptable Face of Freedom” e “Fuckhead”. I membri originali Cunnigton e Jamrozy sono stati presenti assieme al batterista Zel Kaute ed al maestro del noise Charles Poulet. L’esibizione ha visto anche all’abbisogna, l’aggiunta di una decina di percussionisti. Definiamola pure un’esecuzione di grande impatto, per nulla scevra delle tematiche sempre care ai nostri come la sensibilizzazione sul tema dell’immigrazione, della quale non solo gli appassionati del genere si sono potuti definire soddisfatti oltremodo.

Si è chiusa così un’avventura durata 5 giorni, che ha attirato ben 23’000 cultori del mondo gotico.

Marianne Rezzonico

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