Air Protection Office “Black” (Ekar Records)

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Muoversi nel buio vuol dire acuire i sensi. Attraverso la percezione degli spazi, delle forme e di ciò che contengono, la vista diventa meno importante e si corrono meno rischi di essere ingannati da un’illusione. E’ facile infatti identificare i dischi con le etichette che gli appiccicano i giornalisti o con i trend del momento in cui escono, dimenticando che alla fine l’unica cosa che conta è la forza evocativa sprigionata dall’ascolto.
Black, l’ultimo (mini)album di Enrico Bozzato aka Air Protection Office aka il boss della Ekar Records, lo mette in chiaro appena parte: è una sequenza di esperienze profonde non una corsa per stare davanti, inutile cazzeggiare con termini alla moda. Il suono è pieno, un liquido denso in cui una volta immersi non arriva più la luce del sole. Tocca allora assecondare la corrente, concentrarsi sull’udito e il tatto per comprendere meglio questa condizione.

Il viaggio prende le mosse dal cedimento strutturale di Enter the Black, un terreno in cui si affonda a ogni passo riuscendo a osservare la stratificazione del sound. Costante dell’intero percorso è la tensione emotiva di chi vive ai margini di infiniti agglomerati urbani. Un rimbalzo tra battiti IDM, breaks e abstract carichi di cazzimma da sfogare in un capannone abbandonato. Double knot procede in questo senso coi pugni in tasca per lasciare a 4th Dimension il compito di aprire i cancelli della mente. Nella cecità per sovraccarico sensoriale, Aquarius affida l’orientamento al funk dell’istinto. Drab fomenta arie di rivolta che esplodono in Metropolitan snowboarding, degna conclusione pirotecnica di un disco che conferma la vitalità creativa di Enrico Bozzato in primis e di quanto la scuola italiana abbia le carte in regola per ritagliarsi un posto ai vertici del panorama elettronico internazionale.

Federico Spadavecchia

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