Amphi Festival 2015: il report

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EOD: Dark Genesis Köln (9°edizione)

Phosgore
Il duo industrial-rave porta principalmente sul palco l’album dell’anno in corso: “Pestbringer“. Il brano che ne porta il titolo descrive il fenomeno della peste: morte nera, disgustosa, uno dei più grandi disastri biologici nella storia dell’umanità. Alcuni effetti sonori sembrano suggerire colpi di tosse, incrementando così la sensazione di sofferenza fisica.
Le ritmiche, come pure i bassi, del duo tedesco sono sempre cosi’ incalzanti ed immediati da invogliare il pubblico a ballare, in particolare le canzoni “Aggression Incarnate” e “Noise Monsters“.

Haujobb
Gli architetti del suono hanno dato vita a uno show di pura adrenalina. Il loro mix di generi spazia dall’industrial, a momenti quasi ambient, da richiami noise alla trance. Il mastermind nonché vocalist è Daniel Myer, che si è esibito coinvolgendo molto i presenti e trasmettendo appieno le sue emozioni. Alcuni brani provengono dall’ultimo album “New World March” del 2011: “Let’s Drop Bombs” e “Dead Market“; altri come “The Cage Complex” risalgono ai loro esordi. Haujobb hanno infine presentato il loro nuovo singolo “Input Error“.

Frozen Plasma
Felix Marc e Vasi Vallis presentano con grande passione e trasporto il loro nuovo parto “Dekadenz”, che è stato anche ai vertici della German Alternative Charts. Le tracce più apprezzate sono state “Age After Age“, “Foolish Dreams” e “Crazy“. I Frozen Plasma son stati nell’insieme sicuramente degni di nota. Han concluso con “Tanz die Revolution“, che è diventato il loro vero e proprio manifesto, intonato a squarciagola da tutti.

 

AMPHI Festival (11°edizione)

Sabato
Per quest’edizione l’evento goth per eccellenza di Colonia si sposta al Lanxess Arena, dove sono stati allestiti tre palcoscenici: il main stage all’interno e due altri più piccoli all’esterno. Siccome per la prima giornata era stata prevista una tempesta, allora lo staff organizzativo ha deciso preventivamente a malincuore di posticipare se non addirittura di annullare alcune esibizioni.

Rabia Sorda
Performance che ancora una volta ha confermato la spontaneità e la festosità dell’anima punk di Erk Aicrag, che si è divertito particolarmente a saltare, correre ed a coinvolgere i partecipanti, parlando con loro direttamente. I pezzi suonati maggiormente provenivano da “Hotel Suicide”, senza tuttavia dimenticarsi di icone del loro passato come “Radio Paranoia” ed “Out of Control“. Nota negativa da segnalare, il comportamento del tastierista che ha distrutto il proprio strumento durante il live. Non si sa se in preda all’ira per il non corretto funzionamento dello stesso o per sfoggio di un’ inutile posa.

X-RX
Purtroppo il cambiamento del time schedule ha penalizzato il duo di Colonia che ha potuto proporre poche songs qui all’Arena: “Escalate“, “Stage 2“, “Hard Bass Hard Soundz” ed “A to A and D to D“. Nonostante cio’,il loro industrial dai ritmi pesanti ma nel contempo ballabili, ha portato molti appassionati del genere a scatenarsi senza sosta.

Agonoize
Per chi predilige stare in prima fila, è d’obbligo la mantellina o l’ombrello, a meno che non ami essere coperto di sangue finto. Questa è ormai una costante nei loro shows. Il repertorio offerto è stato per di piu’ old-school, “Glaubenskrieger“, “Femme Fatale“, “Koprolalie” e “Nekropolis” ma anche dall’ultima opera “Apokalypse” del 2014, come il brano omonimo e “Toxin“. Come gli X-RX sono riusciti a fare letteralmente dimenare i corpi dei festivalieri.

DAF
La band di Düsseldorf esprime appieno le proprie sonorità scarne attraverso il prorompente e marziale dinamismo del cantante Gabi Delgado Lopez. In alcuni passaggi si è avvertita in modo nitido la sensazione di essere catapultati negli anni ’80 come durante “Der Mussolini“, “Der Räuber und der Prinz” e “Mein Herz Macht Bum“. Il pogo sotto al palco ne ha dato un’ulteriore prova.

Goethes Erben
Il loro si può definire uno spettacolo tout court con tanto di ballerini ed attori al seguito e con una coreografia composta da statue. In questo modo il leader Oswald Henke ha potuto esprime in modo teatrale la sua vis artistica e veicolare i suoi messaggi,a volte terribilmente veritieri, profondi e critici nei confronti della società, come in “Nichts bleibt wie es war” ed in “Himmelgrau“.

Front 242
Va subito detto che i padri dell’EBM hanno proposto una scaletta priva della loro hit “Headhunter”. Scelta inaspettata che pero’non ha influito negativamente sulla loro performance, in quanto è stato dato spazio ad altri brani proposti con meno frequenza in passato, come “W.Y.H.I.W.Y.G“, che mancava dai live dall’ 1987.Poi a seguire “Happiness (More Angels)“, “Master Hit” e “Welcome to Paradise“. La band belga ha comunque ancora una volta colpito nel segno.

And One
È la crew di Berlino a concludere la prima giornata del festival, animando particolarmente l’Arena con “Alle Krieger“, “Sometimes“, “Steine sind Steine” e “Military Fashion Show“. Dall’ultima release “Magnet” del 2014 viene suonata solo “Unter Meiner Uniform” per dar spazio a due cover: “The Walk” dei The Cure e “Timekiller” dei Project Pitchfork. Durante la performance Steve Naghavi ha ironizzato sulla nuova location della manifestazione che ha sostituito l’originaria Tanzbrunnen,forse per placare i dissapori dei paganti causati dal maltempo. Tuttavia verso la fine della serata viene chiarito che “l’importante è che la scena nera prosegua e che tutti si divertano”.

 

Domenica

Patenbrigade Wolff
Come sempre vestiti da operai edili e muniti di elmetti gialli ed uniformi arancioni, i Patenbrigade Wolff hanno puntato sulle misconosciute “Gefahrstoffe“, “Voyage” e “Demokratischer Sektor“ed hanno colto l’occasione per lanciare il singolo “Die Brücke“. Uno concerto caratterizzato anche da gesti di distruzione (una tastiera ha avuto la peggio) con riprese in videocamera fatte da uno dei membri e mostrate in tempo reale ai fans ammiccanti.

Diorama
I Diorama sono stati graziati dal tempo ed è forse anche per questo che un’atmosfera leggera e serena aleggiava durante il loro live. Le influenze gothic, alternative, electro, rock han creato un mix singolare, emozionante e trascinante. Maggiormente apprezzati in questa giornata nuvolosa sono state “Why“, “Forgotten“, “Synthesize me“, “Advance” ed “Hope” (tratta dall’ultimo album dal titolo “Even The Devil Doesn’t Care“).

Pokemon Reaktor
I Pokemon Reaktor hanno espresso il loro punk-industrial in modo giocoso, allestendo la scenografia con pupazzi dei Minions e con lo zainetto di Pikachu indossato dal cantante. Una band umoristica che ha contagiato il pubblico persino nel mosh durante “Wall of Death“, al quale un paio di membri hanno preso parte.

SPOCK
La band synthpop svedese ha entusiasmato a tal punto da far scaturire cori via via piu’ roboanti fino al climax con “Never Trust a Klingon“. Il cantante Android, grande intrattenitore, ha ringraziato divertito la folla sottostante, bagnandola con la pistola ad acqua. Al bordero’ non sono potute mancare “E.T. Phone Home“, “Astrogirl” e “Not Human“, come pure il saluto con le dita riservato agli amanti di Star Trek.

Das Ich
Dopo una lunga assenza dovuta a problemi di salute, Stefan Ackermann è ritornato alla ribalta con i suoi compagni, facendolo in grande stile: make up con prevalenza di colore rosso e carica espressiva notevole. Prima di iniziare, gli astanti hanno incitato la band consci dei brutti trascorsi e questo clima di affetto e riconoscenza si è sempre mantenuto costante. C’è stata anche una sorpresa; ha fatto il suo ingresso la cantante Marianne di Schneewittchen dando quel tocco di drammaticità in più ai testi già critici e provocatori dei Das Ich.

Combichrist
Andy La Plegua si è presentato incappucciato e più diabolico del solito. Forti del loro motto di quest’anno sui social networks “Let’s rage together“, hanno reso i loro supporters impetuosi come un fiume in piena con i successi piu’ recenti di “We Love You” (caratterizzati maggiormente dal suono della chitarra) e con quelli più famosi ed amati “Blut Royale” e “Never Surrender“.

Welle Erdball
Dopo più di 20 anni la loro musica 8-bit continua ad entusiasmare e per l’occasione aeroplanini di carta e palloncini hanno completato la parte estetica del loro show. In rassegna:”Wir Wollen Keinen Menschen Sein“, “Arbeit Adelt!“, “Starfighter F-104G” ed ovviamente il loro inno “Monoton und Minimal“.

VNV Nation
La band anglo-irlandese ha avuto l’onere e l’onore di chiudere questa kermesse. Lo ha fatto nel migliore dei modi, appagando i fans fino in fondo. A dimostrazione di cio’, dopo “Epicentre“, “Control“, “Darkangel“, “The Farthest Star” ed “Everything“, alle prime note della consueta e conclusiva “Perpetual“, tutti hanno intonato un coro che sembrava non volesse finire, anche senza piu’ la base in sottofondo.

Marianne Rezzonico

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