Frequencies Podcast #13: Violet Poison

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Il sole è calato da poco e da La Spezia a Parma ci sono circa 100 km. Siamo in macchina assieme a Francesco, che di sicuro conoscete meglio come Obtane o Violet Poison. Destinazione il concerto dei Sad Lovers & Giants.
Quale occasione migliore per fare due discorsi e farci raccontare qualcosa sul podcast che ha realizzato in esclusiva per Frequencies.

Stiamo andando a Parma per il concerto dei Sad Lovers & Giants, una band storica della new wave inglese anni ’80. Poco tempo fà a questo proposito però hai affermato che non si può parlare di ciò che non si è vissuto direttamente e quindi sarebbe meglio accettare la propria ignoranza. Eppure per te gli anni ’80 sono molto importanti…

Per me sono basilari perchè negli anni ’80 ho scoperto la musica. Conta che sono nato giusto nel 1980. Mi sono appassionato ai suoni di un immaginario cinematografico che ricoprende horror, thriller, storie esoteriche. Tutte cose che lasciano un segno su un bambino di sei anni davanti alla tv. Parlo di lasciare un segno in senso assolutamente positivo, perchè sono input che ti portano a rivisitare il sound di quegli anni arricchendolo con del vissuto attuale, creando alla fine una sorta di ponte.

L’immaginario appunto è un elemento portante della tua estetica. Ma con tre identità distinte, Francesco, Obtane e Violet Poison, come cambia e come gestisci il tuo universo di riferimento sia per l’ispirazione che per ciò che vuoi trasmettere al pubblico?

Come Francesco Baudazzi feci un disco su Surface ed ero semplicemente io a nudo, legato come dicevamo agli anni ’80. Obtane invece è abbastanza technoide, più sci-fi, ispirato da producer come Surgeon o Neil Landstrumm. Un sound molto berlinese. Violet Poison infine è un’entità mascherata; gli anni ’80 riletti in chiave fetish, S&M. Fantasie erotiche con cui mi piace sperimentare.

Giocare con questi argomenti stando dietro una maschera però può causare dei problemi se il pubblico non è abbastanza preparato e ironico. Ti accusarono addirittura di misoginia perchè le scene selezionate per un visual riguardavano prevalentemente donne uccise…

Non è la prima volta che quelli che utilizzano l’immaginario dei film gialli/thriller/horror Italiani degli anni ’70 sono soggetti ad accuse di misoginia. Dario Argento stesso è stato strattonato da un gruppetto di un centro sociale del litorale romano.
Gli hanno detto: “vai via, nemico delle donne, non ti vogliamo”.
Gli stessi Throbbing Gristle hanno usato un immaginario violento (Charles Manson), i Demdike Stare utilizzano l’immaginario dei gialli anni ’70, Dominick Fernow mostra video dell’11 settembre, di persone torturate e di stragi, ma nessuno ha mai avuto da ridire. La cosa buffa è che trovano sempre una giustificazione per tutti gli altri: “loro lo fanno come gesto di condanna”. Tra le altre cose nessun organizzatore ha mai espresso un parere negativo riguardo ai video.
Addirittura una ragazza inglese mi twittò questa frase: “don’t stop yours visuals”. C’è questo doppiopesismo diffuso.
Credevo fosse un vizio tipicamente italiano ma, purtroppo, mi devo ricredere.
In passato, Giorgio Gigli ed io avevamo cercato di sensibilizzare il pubblico con Zooloft, lanciando un messaggio positivo, di solidarietà e aiuto per il prossimo. Non è stato per niente apprezzato, anzi. Su RA, nel forum dedicato al nostro mix (Giorgio Gigli & Obtane) sono ancora visibili una serie di frasi poco gradevoli: “pretentious Italian assholes”, “sack of balls”.
Quindi se parlo di pace e solidarietà sono presuntuoso e pretenzioso, se mostro video di film gialli/horror italiani sono misogino. Mi si rimprovera di non scrivere nulla di me stesso su Twitter e Facebook e di usare i social networks come un robot, pubblicando solo cose relative alla mia musica e non alla mia persona, per cui la gente potrebbe pensare che nasconda qualcosa ed è quindi legittimata a pensare male su di me. Facebook e Twitter per me sono mezzi di promozione per il mio lavoro.
Non sono la mia vita. Non mi interessa far sapere se oggi ho mangiato polpette o pizza, se il mio cane ha le pulci o se stasera andrò o no a sentire i Sad Lovers & Giants a Parma. Ho un account Facebook personale in cui aggiungo la gente che conosco, magari che ho visto una volta sola, ma che comunque ho visto di persona. Al massimo aggiungo amici di gente che conosco bene. Questa ossessione dello spiattellare tutta la tua vita a gente che non conosci non fa parte di me. Sono nato nel 1980, anni in cui i rapporti umani reali erano alla base di tutto.
La cosa che più mi ha fatto dispiacere del fatto di essere stato accusato di misoginia è che sia avvenuto tutto virtualmente, su Twitter.

Come riesci a far trasparire il tuo senso dell’ironia nella musica che produci?

Innanzitutto nei titoli, che comunque sono rassicuranti. E poi basta vedere il personaggio che ho creato all’inizio con la calza di nylon e il cappello da killer a la Dario Argento. Ora mi presento con un look molto più ordinario nel complesso.

Beh ora tutti vanno a ballare vestiti di nero…

Il problema è che nei clubs vedo gente vestita di nero che però non è nera dentro. Il dark è disincanto, disillusione.

Una sensibilità così marcata non trovi possa danneggiarti?

No, perchè di base sono un cazzone a cui piace ridere e scherzare. Il nero è un lato del mio carattere su cui lavoro per andare in scena.

Come deve essere la musica per te?

La musica deve essere un po’ lo specchio dell’anima. E poi deve avere un synth particolare, una voce accattivante, ritmi non scontati e saper trasmettere qualcosa.

Com’è cambiato il tuo sound dai tempi di Zooloft a Veleno Viola?

Zooloft era una techno d’ambiente che esplorava una dimensione minimalista e soprattutto deep. C’erano molti livelli di suoni.
Il concept poi era iper positivo, tipo usa i tuoi poteri per salvare il mondo. Veleno Viola è in sostanza una reazione alle critiche di cui sopra. Mi accusavate di esser pretenzioso? Benissimo, ora beccatevi quest’ondata di misantropia!!
Voglio creare disturbo e ci riuscirò!

Vuoi distruggere la società come Helena Hauff ha detto su FACT?

No, io voglio distruggere certe idee stupide. Più con l’aiuto di industrial e EBM che non con la techno.

Quali dischi acquisti oggi con piacere?

Detto che a me tutti sti mischioni stile death metal techno non piacciono per niente, così come i derivati breakcore e noise o Haxan Cloak. Le etichette che piacciono sono Mannequin, Cititrax, Minimal Wave, Jealous God, qualcosina della Blackest Ever Black e Downwards. Mi piace il suono malato con qualcosa da dire, non il rumore fine a sè stesso.

Niente noise quindi ma più dark…

Sì, per me il noise interessante è solo quello ritmico legato al ballo. Per il resto invece si tratta di condividere uno stato di malessere.

Fa un po’ strano pensare che una condivisione di quel tipo avvenga sulla pista da ballo, non trovi? La tua musica è emozionalmente impegnativa, non ti infastidisce vedere persone che la vivono troppo edonisticamente?

No, non è così strano. Stiamo bene sul dancefloor condividendo le nostre emozioni. La mia è musica che lascia campo libero all’interpretazione e al modo in cui viverla.

Che rapporti hai con l’edonismo?

Sono in un certo senso edonista. Mi piacciono le donne, sperimentare e quant’altro. Certo qualche taboo ce l’ho anch’io.

E in studio come ti comporti?

Pur continuando a studiare ricerco sempre la spontaneità quando ricerco un suono. Le mie tracce non sono mai interamente pianificate. Poi quando ho il brano ci sviluppo il concept.

Interessante anche il tuo voler restare in Liguria piuttosto che trasferirti nella figherrima Berlino. Come mai questa decisione?

Berlino mi piace molto come città ma mi lascia sempre un senso di vuoto. E’ una città che mi deprime. Ho ancora in mente i campi di concentramento. Quando arrivo avverto un’aria malsana che giunge da quel periodo. Berlino è bipolare: da una parte super divertimento e dall’altra un limbo triste legato alla sua storia, dal nazismo al muro. Certo musicalmente può ispirare molto, ma per com’è ora io le tracce scure le faccio anche restando a casa mia al mare.

Raccontaci qualcosa del podcast che hai realizzato per Frequencies:

Il podcast è IAT memories. Seppure esperienze vissute da ragazzino riassumono quello che sono io. E’ una selezione emozionante, dedicata a una donna in particolare.

Federico Spadavecchia

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