Thunderdome XX: The Final Exam

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L’hardcore è la musica per chi vuole andare nello spazio a colpi di sonori calci in culo.
Non avevo mai partecipato ad un party in cui il beat più lento girava a 180 bpm, e quale migliore occasione per rimediare andando all’ultima edizione del più vecchio festival nella storia della scena?
Oggi tutti conoscono la ID&T, la casa di produzione olandese di maxi eventi internazionali come il Tomorrowland ed Sensation, ma ad inizio anni ’90 era solo un gruppetto di tre amici (Irfan van Ewijk, Duncan Stutterheim e Theo van Lelie) che si apprestava ad organizzare il suo primo rave, il The Final Exam ad Utrecht.
L’evento radunò oltre 10.000 appassionati del suono più duro in circolazione così, forti di questo successo, nel 1992 battezzarono ad Amsterdam il Thunderdome, che si sarebbe subito imposto come la manifestazione gabber più importante del mondo.
Sono passati 20 anni e nonostante The Wizard appartenga ad una compagnia che fattura 30 milioni di Euro l’anno, l’affezione del pubblico è un sentimento puro che nessuno può permettersi di tradire. E’ bello pensare che sia questa la ragione per la quale viene mandato pensione proprio adesso, quando la ID&T sta per debuttare sul mercato americano trasformandosi in una multinazionale dell’intrattenimento.
Ma stasera, ancora per una volta, l’octopus girerà velocissimo all’interno dell’Amasterdam Rai, l’imponente centro fieristico cittadino, dove stanno arrivando migliaia di ragazzi da ogni parte d’Europa.
Come al solito l’organizzazione locale lascia basiti per precisione ed efficienza: lockers all’ingresso per borse e giacche, file e controlli scorrevoli (nelle sale nessun buttafuori a vista), macchinette cambia soldi per le consumazioni al fine di evitare le code al bar, ma soprattutto degli impianti della Madonna, puliti e potentissimi perchè puoi avere tutti i laser o i lanciafiamme che vuoi ma la Musica deve sempre venire prima!!!

La struttura conta ben 6 aree a disposizione dei ballerini e, appena arrivati, nella French-core/Speedcore room, ricavata da una giostra di autoscontri, troviamo Randy che mena duro con enorme soddisfazione di tutti.
Il rapporto tra l’Italia e l’Olanda non è mai stato per così dire idilliaco, con gli arancioni a prenderci in giro di continuo, tuttavia quando si parla di hardcore non esistono due popoli più legati!
I clubbers del Bel Paese sono la seconda comunità più presente dopo i padroni di casa, e gli artisti tricolore sono tra quelli più amati con la Traxtorm Records degli Stunned Guys (di cui è rimasto il solo Maxx) a dominare le arene più calde.
La notte fatale del Thunderome, a livello strettamente musicale, è un gioioso tributo alla gabba nelle sue mille varianti dedicando naturalmente grande spazio ai classici immortali del genere che hanno segnato l’adolescenza di molti di noi.
Tuttavia se pensate che a saltare come calzini in lavatrice siano unicamente ragazzini vi sbagliate di grosso!
La old school è accorsa in massa, perfino Lady Dana, colpita da un bruttissimo infortunio al braccio, ha stretto i denti pur di essere della partita e salire in consolle.
Mentre nella room rialzata eroi come The Prophet, Gizmo & The Darkraver narrano delle origini dell’epopea in cassa distorta, nei due dancefloor principali è un continuo karaoke anfetaminico. La performance dal vivo di Neophyte lancia all’attacco le army of hardcore: start the war, ‘cause we’re on the floor!
The Stunned Guys & Friends fanno scendere la lacrimuccia mettendo La Hit dell’happy side: Luv u more di Dj Paul Elstak (un giro ecstatico di Italo piano house spinto da un reattore nucleare). Anche il loro stesso remix di Love is You di Happymen ha il suo bel perchè.
PCP, in mezz’ora di live, scatena boati e cori come in un vero concerto su anthems quali 6 milions ways to die con l’alias Turbulence e Slaves to the Rave.

Altri high lights del Global Hardcore Nation stage sono The Darkraver, Shadowlands Terrorists, Mental Theo e lo spassosissimo Lenny Dee, che insieme a Rob Gee mette in piedi uno spettacolo quasi cabarettistico (nel senso migliore del termine).
Nel French-core Dome, intanto, Radium sfonda il muro dei 300 bpm mentre nell’head floor ci si abbandona definitivamente al delirio con gli acts collettivi ed i nostrani Art of Fighters a dare il colpo di grazia con la loro versione di Oh Sole mio.
Chi invece non si fa distrarre e continua l’opera di ricerca sono The Outside Agency & The Dj Producer che sfoderano il set più interessante del festival a base di atmosfere industrial e breaks digitali; stesso discorso per Thrasher vs Limewax anche se sul finale si lasciano andare facendo i cazzoni in compagnia di The Sickest Squad.
L’alba quassù tarda ad arrivare ma l’orologio è un killer implacabile ed ormai l’ora è giunta: dopo 20 edizioni il sipario cala sul Thunderdome.

Dicono che l’hardcore è morta, è finita
L’hardcore non morirà mai
perchè il suono hardcore è vivo
e perchè i gabber sono vivi
e perchè…Thunderdome till I die!

Federico Spadavecchia

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