Il Mainstream che si atteggia ad Underground

0
1146

Da 2 anni a questa parte, la musica Elettronica in Italia sta vivendo un periodo di grazia che probabilmente non ha precedenti nel nostro territorio, questa musica ormai è praticamente ovunque, dai piccoli privee dei locali commerciali ai centri sociali ma, è una vera e popria rivoluzione o l’ennesimo fenomeno modaiolo che una volta esaurito lascia solo terra bruciata? A chi felice come un bambino davanti ad un regalo di Natale mi fa presente che finalmente può ascoltare i più grandi djs anche nel locale sotto casa , io rispondo sempre che finchè siamo in tempo dobbiamo goderci questa “pacchia” perchè da un momento all’altro potrebbe finire tutto.

Sia chiaro, nessuno vuole gufare e non ho nessuna aspirazione a diventare un uccello del malugurio , tuttavia, chi segue come il sottoscritto la scena da un pò di tempo, non può che rendersi conto che nonostante questa abuffata di musica elettronica e grandi nomi , in realtà alla base (quella base che anche in periodi difficili tiene in piedi un movimento) manca ancora la cosa più importante ed essenziale: la “cultura”.

Certo, forse davanti a tanto ben di dio qualcuno si starà finalmente convertendo non solo alla moda ma anche alla buona musica ma, purtroppo si parla sempre di una minoranza , in realtà parafrasando una celebre frase del “Gattopardo” è stato cambiato tutto per non cambiare nulla.

La gente va sempre nel locale “figo” e un artista (che magari nel resto del mondo è già consdierato un idolo) diventa cool solo nel momento in cui viene ospitato nel posto “giusto”.

Un esempio classico potrebbe essere quello del locale udergound di turno che ospita un grande nome straniero (magari per la prima volta in Italia) e riesce a malapena a rientrare nelle spese per poi vedere magari lo stesso artista ospitato 6 mesi dopo dal locale di “moda” (che lo propone con un prezzo di ingresso anche 3,4 volte superiore) che si esibisce davanti ad un pubblico infinitatamente più numeroso entusista dell’ospite e pronto a ricordare “quanto avanti” sia questo locale di moda che ha avuto la grande intuizione di ospitare quel grandissimo artista che fino a 2 settimane prima che uscisse il flyer non si cagava nessuno.

Certo, niente di nuovo è un film già visto tante e tante volte, in realtà la gente che grida al genio vedendo le line up dei grandi locali create da direttori artistici che si limitano a contattare senza alcun lavoro di ricerca gli artisti nei primi posti nelle varie classifiche di gradimento, proabilmente è anche in buona fede, ed è convinta davvero che ciò che propone il proprio locale preferito sia quanto di migliore e “avanti” si possa trovare sulla piazza tuttavia, se ciò avviene è proprio perchè appunto il fenomeno purtroppo è solo di carattere modaiolo e non si regge su una solida base.

Se ci fosse veramente cultura la gente sarebbe più curiosa, cercherebbe di continuo il nuovo e non si limitarebbe ad ascoltare e ballare i soliti 10 nomi triti e ritriti.

E’ invece come le playlist degli artisti anche le consolle dei locali sono sempre più o meno le stesse , con gli artisti che provengono più o meno dai soliti 3,4 circuiti più in voga. Nel frattempo, questi pseudo direttori artistici (il 90% delle volte semplici ex PR convertiti improvvisamente all’elettronica in gnere dopo un recentissimo passato a base delle peggior house cantatona commerciale) riescono anche ad avere il “coraggio” di definirsi paladini della cultura uderground, quella cultura che non scende a compromessi e non si vende per denaro.

Purtroppo però queste losche figure predicano bene ma razzolano male visto che l’unica cultura che appartiene a loro è quella del locale dove l’immagine (nel senso più povero e meno creativo del termine) è l’unica cosa che conta.

In ogni caso,il vero problema è che visto che questo benedetto “uderground”è diventato di moda ora anche i localoni mainstream cominciano a proporre musica e artisti (per quanto già inflazionati e spesso addirittura commercializzati) che fino a poco tempo fa erano di competenza solo dei localini del

“sottobosco”. (quelli dove la scena è nata ed sempre rimasta viva anche nei momenti più bui) Fanno a gara tra di loro per aggiudicarsi gli artisti prima della concorrenza (e questo fa lievitare di conseguenza i cachet) li inflazionano proponendoli di continuo e come se non bastasse li fanno esibire in contesti spesso e volentieri inadatti con il “supporto” di resident quasi mai all’altezza.

Tutto ciò oltre a daneggiare indirettamente i “localini” che si ritrovano ad operare in una scena che di fatto è diventata “commerciale” con costi di gestione assurdi e impronibili, tende pure ad inflazionare l’intero movimento, purtroppo qui in Italia si vuole tutto e subito e così dopo poco si brucia tutta la baracca per passare ad altro.

Peccato però che se nel frattempo quelli che la scena l’avevano creata e tenuta viva quando si trattava solamente di un discorso di “nicchia” sono costretti a chiudere i battenti , quando l’ondata moadaiola sarà esaurita purtroppo ci ritroveremo con il tanto temuto deserto.

E’ già successo in qualche modo con la progressive… Miki l’ha inventata (e in quel momento era pure godibile) poi è diventata la “nuova” commerciale con locali e artisti progressive ovunque e relativo inflazionamento della scena… risultato?? visto che con la progressive mangiavano un pò tutti , sono nate un’infinità di situazioni create da organizzatori incompetenti che sono riusciti in pochissimo tempo (dopo aver mangiato la loro bella fetta di torta) a distruggere completamente la scena portandosi “all’inferno” anche quel poco che c’era di buono.

Chiaramente una volta esaurito il filone “progressive” nessuno si è preso la briga di tentare di rifondare qualcosa , tutti si sono adattati al nuovo trend (l’house) e chi si è visto si è visto.

La mia paura è che succeda la stessa cosa anche stavolta, ora c’è una grande abuffata ma ricordatevi che dopo un’abuffata spesso c’è anche una bella indigestione.

All’estero per fortuna questo non succede , certo nemmeno oltreconfine sono esenti da fenomeni modaioli ma lì appunto esiste anche una base di cultura e quando c’è una base solida la moda può anche cessare ma il movimento resta sempre vivo. Un pò come il calcio qui in Italia.. possono succedere tutte le catastrofi che volete ma questo sport non morirà mai, perchè il calcio, a differenza della musica elettronica gli Italiani ce l’hanno nel sangue!!

Alla fine sempre lì si torna .. solo creando una vera base si può far sopravvivere la scena.

Voglio confidarvi una cosa: un pò di anni fa quando ero ancora uno studentello sbarbato avevo chiuso il mio tema di maturità scrivendo che la cultura ha salvato l’uomo e che anche nel futuro sarà sempre “lei” a salvarci il culo… certo allora mi riferivo a tematiche ben più importanti tuttavia, se mi è concesso credo che anche nel nostro piccolo sarà ancora una volta la cultura (sempre se la faremo nostra) a far sopravvivere il nostro localino preferito, quello piccolo piccolo, oscuro con 5 euro di ingresso, quello dove senti la musica che “sarà” con quache anno di anticipo, quello dove magari tra un djset e l’altro senza per forza cercarlo, riesci pure a conoscere (per caso) l’amore della tua vita.

Samuele “Samba” Dalle Ave

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here