Godblesscomputers: Il mio viaggio su Marte

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Sabato scorso al Teatro Miela di Trieste, il produttore e Dj ravennate Godblesscomputers è stato ospite del Trieste Science+Fiction Festival, uno dei più importanti festival europei in ambito di cinema sci-fi, per sonorizzare dal vivo A Trip to Mars (Himmelskibet) di Holger-Madsen. Si tratta di quello che è considerato il primo lungometraggio di fantascienza della storia del cinema, che quest’anno compie cento anni.
Il festival ha chiamato spesso musicisti per performance dedicate, live, djset; la lista include tra gli altri Alexander Robotnick, Toa Mata Band, Dj Yoda, Wolfgang Flur, mentre quest’anno una delle prime serate ha visto gli OvO al lavoro su un altro classico, il Frankenstein del 1931 di James Whale.

Abbiamo sentito Lorenzo Nada aka Godblesscomputers durante la preparazione dello show, per saperne un po’ di più.

Qui la pagina dedicata sul sito del festival, che raccoglie ulteriori spunti di Lorenzo.

Hai accettato la sfida definendola stimolante. Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato anche a livello di sviluppo dello score?

La principale difficoltà che ho incontrato è stata quella di confrontarmi con la lunghezza del film. Anche se parliamo di un’ora e venti di girato, che per un lungometraggio è assolutamente normale, sono comunque tempistiche rilevanti da coprire interamente con i suoni, cercando di fare qualcosa di originale e che non affatichi l’orecchio dell’ascoltatore. L’altra difficoltà è quella di comprendere con precisione le scelte di regia e di sceneggiatura per capire in che direzione sviluppare e scegliere le musiche. Ho visionato il film diverse volte cercando di scomporlo in parti e immaginandomi il mood dei temi musicali che avrei composto. Questa fase preliminare direi che rappresenta quasi il cinquanta per cento del lavoro totale di sonorizzazione.

Come hai raggiunto l’equilibrio tra una presenza discreta della musica e il fatto che essendo un film muto, essa stessa ha un ruolo di co-protagonista del racconto visivo?

Ho cercato di essere piuttosto discreto nella realizzazione dei temi musicali, cercando talvolta di sottolineare la tensione emotiva delle immagini, talvolta stemperandole e altre volte giocando con i contrasti. Mi piacerebbe che gli spettatori percepiscano la visione del film e la sonorizzazione come qualcosa di unico e non come due episodi distinti. Questa più o meno è la sfida che mi sono prefissato, cosciente del fatto che è la prima volta che eseguo queste musiche dal vivo e che in base a come andrà capirò se e come correggere eventuali scelte.

Ci sono colonne sonore che ami particolarmente nella tua collezioni di dischi?

Ci sono compositori di cui apprezzo moltissimo i lavori di scrittura in ambito cinematografico. Adoro le colonne sonore di Morricone, Umiliani, Piccioni, Cipriani e Trovajoli di cui possiedo anche molti dischi. Ultimamente tra l’altro ci sono etichette come la Schema, la Easy Tempo, la Studio Uno o che ristampano alcune colonne su fantastiche edizioni in vinile. Per me rappresentano bellissimi stimoli e miniere d’oro di suoni da campionare. Mi piacciono moltissimo le colonne sonore dal gusto funk/soul della blaxploitation. Penso a Quincy Jones, Curtis Mayfield, James Brown, Gene Page che in alcuni casi hanno messo la loro arte al servizio del cinema. Oppure per cambiare genere mi piacciono molto i lavori di Santaollala (bellissima la trilogia Amores Perros, 21 grams, Babel di Iñárritu), Badalamenti e il suo sodalizio artistico con David Lynch e Stein and Dixon che hanno curato le musiche di Stranger Things, una delle migliori serie tv degli ultimi anni.

Cannibal Se-lecter

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