Il sabato del TOdays ’18

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E’ proprio in quarta che si parte con la quarta edizione del Todays; aria da tutto esaurito già da Ferragosto, come si è poi puntualmente verificato. Qui ormai si respira l’atmosfera del grande festival: la partecipazione è davvero alta così come il livello dei nomi in cartellone.
Manifestazioni come questa riaprono il confronto con la vicina rivale Milano.
La kermesse prende forma sulla via Cigna, una lunga arteria che collega il centro della città alla zona Nord. La distanza che separa le varie location è raggiungibile senza l’esigenza di mezzi di trasporto. Pregevole la riqualificazione di questi spazi, come la ex fabbrica Incet e le altre aree limitrofe, un tempo facenti parte di un vasto complesso industriale.
I concerti di Echo And The Bunnymen e Mogwai si svolgono nella parte esterna dello Spazio 211, locale storico del quartiere Barriera di Torino.
Pubblico eterogeneo, a cominciare dall’età che passa dagli under 30 fino agli over 50. Tutti visibilmente coinvolti dalla situazione. Il prezzo del biglietto è risultato corretto per numero di artisti e relativa qualità. Per rifocillarsi, inoltre, non è mancata la presenza di postazioni panini e hamburger, carenti unicamente sotto l’aspetto delle bevande (solo una varietà di birra), ma il tutto è stato fruibile agevolmente.

Un piccolo aneddoto personale: chi scrive è nato e vissuto in questa città, in questo quartiere ed in questa realtà dove da bambino veniva a giocare a pallone. Da grande, invece, si torna qui a vedere concerti: la Barriera è sempre viva!

Echo And The Bunnymen iniziano puntuali. C’è molta attesa per vedere come se la cava oggi dal vivo una band simbolo dell’era post punk anni ’80.
Ian McCulloch si prende la scena: occhiali scuri, sempre piuttosto statico, carisma e voce ci sono senz’altro. Un’ora di concerto (non avrebbe certo stonato un bis con due o tre brani ancora) piena e intensa, eseguita con precisione ed efficacia: la chitarra di Sergeant fa sentire tutto il suo peso, incantando il pubblico assieme al cantato di Mc Coulloch. Per la maggior parte sono stati eseguiti brani antecedenti il 1985. Il finale è da brividi, con ovviamente “The Killing Moon” e soprattutto una magnifica e trascinante “The Cutter”, a mettere il sigillo su un’ottima prestazione senza attimi di cedimento. La dimensione onirica, peculiare nei primi dischi, è stata messa in secondo piano dall’approccio live più fisico.

Ad una decina di giorni dall’inizio del festival, arriva la notizia del forfait dei My Bloody Valentine sostituiti dai Mogwai. Va dato atto all’organizzazione di aver reperito immediatamente un degnissimo subentro.

Si parte alle 22.00 con atmosfere sognanti: pennellate di chitarra, basso e batteria costruiscono una solida struttura ritmica. Come di consueto la forma canzone è inesistente. Suite che incedono possenti e sicure. L’esibizione vede man mano che i minuti scorrono, inserimenti di tastiera, più marcati in alcuni brani, a creare un mood quasi sospeso, per poi riprendere le progressioni con intrecci tipiche del post rock. Il pubblico applaude soddisfatto.

Dobbiamo purtroppo rilevare come i volumi delle performance non siano sempre stati all’altezza delle aspettative (la prima parte dello spettacolo dei Mogwai), peccato perchè invece la bontà della diffusione c’era.

In conclusione la serata del sabato si può considerare come riuscita e il festival un successo: tre giorni sold out, proposte molto varie, organizzazione adeguata e pubblico consapevole.

Alfredo Pisconti

 

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