Soundmit ’17: Torino capitale dei Synth

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Da raduno di semplici appassionati a fiera internazionale dedicata al mondo degli strumenti sintetici il passo è molto più breve di quello che si possa pensare. Dal 3 al 5 Novembre, nella settimana di Club To Club e Artissima, Torino ospiterà la prima edizione di Soundmit, un evento che nasce per espandere al massimo lo spirito di Synth Meeting, dando ampio spazio non solo ai brand più famosi del settore ma anche ad addetti ai lavori, Dj, discografici e puri amanti della musica elettronica. Una manifestazione culturale dal programma ambizioso e importante (che potete consultare qui), organizzata dall’Associazione Culturale Noisecollective in collaborazione con Blueshow S.r.l..
Abbiamo incontrato uno dei fondatori del progetto, Francesco Mulassano, ed ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Francesco benvenuto su Frequencies! Ti va per cominciare di presentarci il gruppo che c’è dietro Soundmit?

Ciao, il nucleo organizzativo è formato da tre persone, io e Luca Torasso che lavoriamo insieme dal 2007/2008 e Luca Minelli di Synth Cafè che si è aggiunto a noi quest’anno.

Come siete entrati in contatto gli uni con gli altri?

Io e Luca Torasso come detto, organizziamo eventi dal 2008 e dal 2011 abbiamo lavorato al Torino Synth Meeting (www.synthmeeting.com), evento che si è evoluto al punto da diventare dopo sei anni, l’unico punto di riferimento italiano per gli strumenti musicali elettronici. Con Luca Minelli ci siamo conosciuti proprio durante uno di questi meeting e la passione comune ci ha spinto a lavorare insieme.

Quando hai incominciato ad appassionarti alla musica elettronica e ai synth?

Sul finire degli anni ’90, arrivando dal mondo delle chitarre, del rock, della new wave e della musica psichedelica mi affascinò molto l’ascolto di alcuni musicisti in voga in quel periodo, Fatboy Slim, Chemical Brothers, Coldcut, Aphex Twin, Photek e Grooverider per la drum ’n’ bass, e così mi venne la curiosità di analizzare quello che stava dietro a questi suoni, capirne le possibilità e utilizzarle per le mie scorribande sonore. Nello stesso periodo iniziavo (grazie ad internet) ad avvicinarmi a generi musicali meno mainstream fino a scoprire un certo tipo di ambient elettronica che era molto vicino al mio sentire musicale del periodo e che ho inserito in parte nella mia musica.

Che cos’hanno di particolare questi strumenti rispetto a quelli tradizionali?

Ogni strumento è una storia a sé, un violoncello, una chitarra, un synth, hanno tutti in comune la caratteristica di dare ad un musicista la possibilità di esprimersi. Con un synth si possono forse esplorare territori inarrivabili con una chitarra ma alla fine quello che conta è sempre il musicista. Sul piano personale invece ti posso dire che per me I synth sono un grande mezzo di esplorazione, motivo per il quale preferisco macchine complesse con molte possibilità di intervento sul suono, piuttosto che synth diciamo ‘tradizionali’.

Tangerine Dream, Emerson Lake & Palmer, Eno, PFM, Jeff Mills, Alessandro Cortini…Come sono cambiati i gusti e i riferimenti del produttore di musica elettronica nel tempo? Secondo te c’è un comun denominatore valido per tutti i diversi approcci?

Ognuno degli artisti che hai citato è un nome grosso nel panorama musicale, al di là del genere e dell’epoca in cui operavano o operano. Ognuno di loro ha saputo lavorare su una certa originalità, sia di suono che di contenuti. Ancora una volta, al netto delle diversità di genere, la differenza la fa il musicista che sfrutta la tecnologia della sua epoca per poter esprimere un qualcosa. Sicuramente è cambiato molto il modo in cui si ascolta la musica, vuoi per I formati vuoi per I ritmi del vivere quotidiano che hanno subito un’impennata. Probabilmente gruppi come i Tangerine Dream, con quelle suite lunghe e ipnotiche, con il pubblico di adesso farebbero fatica. I concerti sono sempre più corti e gli album sono sempre più corti, l’attenzione del pubblico ‘generalista’ si è molto abbassata.

Il gruppo FB Synth Cafè conta circa 20 mila iscritti. Chi è oggi il maniaco dei sintetizzatori?

Il vero maniaco dei synth è chi non suona per mestiere. Una volta, parlando con un bassista, mi disse una grande verità: Certi strumenti ce li possiamo permettere noi che abbiamo un lavoro ‘tradizionale’ perché chi campa di musica ha quelle tre, quattro cose che gli servono per lavorare e stop. Poi ovviamente ci sono I casi eclatanti come Deadmou5 o Junkie XL, ma lì siamo su pianeti differenti.

Ci puoi spiegare che sindrome è la GAS e se è possibile guarirne?

Mai avuto problemi di Gear Acquisition Syndrome…forse!!

In principio fu il Synthmeeting…

Il Synthmeeting è stato ed è tutt’ora un’esperienza fondamentale sia per noi organizzatori che per il pubblico che finalmente ha avuto un evento dedicato ai synth in casa senza dover programmare trasferimenti a Berlino o a Francoforte. In 6 anni abbiamo raggiunto traguardi che neanche immaginavamo, vedi le 2500 persone della sesta edizione e i 60 brand internazionali. Siamo passati da ‘una birra con gli amici’ della prima edizione ad evento internazionale con la sesta ed ultima nel 2016.

Quando vi siete accorti che era giunto il momento di fare un passo oltre il considerevole traguardo già raggiunto? Scommessa o rischio calcolato?

Ad un certo punto ci siamo resi conto che dovevamo tentare una mossa strategica per crescere ulteriormente, abbiamo fatto un piano, analizzato I dati degli anni precedenti e abbiamo deciso di prenderci un rischio. Abbiamo creato il Soundmit (www.soundmit.com), un contenitore al cui interno sono confluite le esperienze maturate con il Torino Synth Meeting insieme a nuove idee. E’ stato un rischio perché un cambio di nome dopo 6 anni di onorata carriera, è sempre un rischio. Per fortuna le aziende e la stampa internazionale hanno capito la nostra mossa e ci hanno dato tutto il supporto necessario per avviare questa nuova avventura.
Una delle novità importanti di questa evoluzione, è sicuramente il dialogo che abbiamo avviato con alcune istituzioni, nello specifico abbiamo ottenuto il patrocinio di ben tre Università italiane (Politecnico di Torino, DAMS Università degli Studi di Torino, Università di Roma Tor Vergata) che saranno presenti al Soundmit con un talk in cui si parlerà di formazione tecnica in campo musicale, una buona occasione per I più giovani che vogliano intraprendere questo percorso. E poi ci saranno dei workshop tenuti dai migliori professionisti del settore, dalla sintesi al mastering, dalla produzione a sound design. Piccoli incontri di due ore ciascuno, altamente specializzati e dal costo contenuto.

Potrebbe essere la volta buona che le istituzioni capiscano che la musica è insieme cultura e business?

Per noi è sempre una questione culturale, vedi il coinvolgimento con le Università e i workshop, la divulgazione e la formazione prima di tutto. Poco per volta credo che anche le istituzioni si accorgeranno di noi e magari ci daranno supporto. Per ora andiamo avanti con la nostra passione.

Entriamo nel dettaglio: presentaci il programma di Soundmit

Il programma è davvero corposo e ricco di cose da vedere e sentire.
Intanto ti posso dire che, mentre scrivo, sono 74 i brand che hanno aderito all’iniziativa. Si comincia Venerdi 3 Novembre con una giornata dedicata alla formazione, troveremo infatti una serie di workshop a partire dal mattino.
L’area espositiva il venerdì aprirà alle ore 14.00, la giornata sarà dedicata ad un pubblico di professionisti, troveremo quindi musicisti, rivenditori, distributori, giornalisti, produttori e dj che potranno dialogare con le aziende, cercare nuove collaborazioni e ovviamente provare il meglio della prosuzione musicale internazionale in anteprima. Il Sabato e la Domenica, come tradizione, ci saranno le demo delle aziende in cui non mancherà occasione per vedere e sentire nuovi prodotti In anteprima mondiale.

A chi si rivolge principalmente Soundmit? Appassionati o addetti ai lavori?

Come detto, il Soundmit dedica la giornata del 3 Novembre ai professionisti del settore e i seguenti due giorni ad un pubblico di ampio respiro. Per esperienza sappiamo che da noi vengono musicisti ma anche collezionisti, appassionati di strumenti, maker, ma anche giovani ingegneri che magari cercano lavoro presso le aziende che saranno presenti. A questo scopo, invito tutti quelli che desiderano mettere un piede in questo mondo a parlare con le aziende e perché no a lasciare un curriculum.

Chi sono i protagonisti più attesi dal pubblico? E da te?

Quest’anno abbiamo la crème della crème, accanto a grosse e consolidate realtà, avremo anche alcuni maker con prodotti davvero interessanti e piccole boutique artigianali. Sappiamo che alcune delle aziende presenti porteranno in anteprima assoluta alcuni nuovi strumenti che saranno ovviamente poi messi in commercio per Natale, non possiamo anticipare nulla ma sono in arrivo un sacco di chicche sia sul versante software che su quello hardware e dei synth modulari.

I sintetizzatori sono ancora lo strumento migliore per immaginare il futuro?

Questo lo si può scoprire venendo al Soundmit!

Federico Spadavecchia

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