Terraforma ’17: In & Out

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IN:

L’atmosfera internazionale: la quarta edizione del festival può esser definita come quella più cosmopolita. E’ stato assolutamente piacevole trovarsi immersi in una vera e propria Babele di lingue. Riteniamo da questo punto di vista la kermesse come unica nel panorama nazionale. Statistiche alla mano, segnaliamo che il 49% dei partecipanti (+9% rispetto al 2016), a conferma di quanto detto, è accorso da ogni angolo del globo. Senza alcun dubbio il miglior incentivo a voler trascorrere la tre giorni nel camping allestito ad hoc: ci siamo capiti? Ottimo risultato che pero’ andrà consolidato poi rafforzato in futuro.

I dj set: chi si aspettava come struttura portante della manifestazione le esibizioni live degli artisti coinvolti, sarà rimasto piacevolmente spiazzato dal fatto che invece è stato il buon livello globale dei dj set a lasciare il piacevole ricordo al terraformiano. Abbiamo presenziato le giornate sia di venerdì sia di sabato e riportiamo un set di livello da parte di Ron Morelli che come da sua tradizione, ci ha servito su un piatto decorato a niello vari assaggi di oscurità. Aurora Halal brava ed ispirata si è mossa nei meandri della techno e delle sonorità acide. Objekt ha raggiunto un opportuno compromesso tra la voglia di sperimentare e l’esigenza di ballare da parte del dancefloor. Poi Francesco De Bellis che con L.U.C.A ha proposto il set pomeridiano più in sintonia con la componente ludico-freak dello spirito del Terraforma. La lista potrebbe tranquillamente continuare.

KAFR: a mani basse vince come migliore live. Se vogliamo trovare un difetto a questa esibizione dall’elevato potenziale, possiamo dire metaforicamente parlando che i due saiyan caduti sull’arcipelago indonesiano devono ancora raggiungere la piena fusione tramite l’utilizzo degli orecchini potara con quello di rango italo libanese per conferire nell’unica creatura KAFR. Ci siamo trovati di fronte comunque alla sintesi tra l’elettronica di stampo europeo e/o statunitense e la tradizione del suono del sud est asiatico. Complimenti a Rabih Beaini che ha visto lungo e giusto. Non solo Indonesia ma anche Cambogia posso essere considerate le nuove frontiere per l’ibridazione.

L’esibizione di Suzanne Ciani: la settantunenne si è subito proposta in modo empatico con l’affollato pubblico accorso per sentirla all’interno del Labirinto cioè uno stage messo in quadrifonia ad hoc, differente dal palco principale. Una conferma per chi già conosceva le sue performance con il sintetizzatore Buchla (ha utilizzato anche un iPad con Animoog, a rigor di cronaca) e per i neofiti la presa di copiosi appunti.

 OUT:

Alcune problematiche logistico – organizzative: La gestione dei tokens come moneta da utilizzare nel festival per l’ acquisto di cibo e bevande  ha fatto cortocircuito. Una sola cassa presente per poterseli accaparrare, ha creato ad inizio kermesse e nei momenti di massimo afflusso, file equiparabili a quella fatta da Fiabeschi alla mensa universitaria di Bologna nel film Paz. Il fatto non si era mai verificato nelle scorse edizioni. Inoltre gli stessi gettoni, una volta presi in abbondanza per evitarsi un altro calvario, non potevano piu’essere riconvertiti in euro alla fine dell’evento. L’area food chiusa alle 3am per un festival che comunque si protraeva ben oltre, si è rivelata di fatto come un ostacolo per coloro che avevano assunto alcool od altro e comprendevano “che il pozzo andasse asciugato”, che avevano bisogno di rifocillarsi dopo il tanto ballare o perche dovevano tornare in auto a Milano e volevano farlo il più responsabilmente possibile.

Problemi tecnici vari: Possano accadere è nella normalità delle cose, che tuttavia occorra imparare a gestirli è un altro paio di maniche. A valanga: la performance della Ciani interrotta anzitempo bruscamente per mancanza di corrente e non più ultimata. I set di Arpanet e KAFR iniziati in ritardo; nell’attesa del secondo addirittura è calato il silenzio musicale sul festival. Aurora Halal ha fatto il diavolo a quattro per i disagi tecnici verificatisi ad un cdj che stavano rischiando in più momenti di rovinare la sua esibizione. La lista non è esaustiva.

Il soundsystem: se gli impianti del main stage e del Labirinto hanno fatto la gioia dei partecipanti, al contrario “il soundsystem” va classificato sotto la voce dolenti note. Imperdonabili errori di taratura, e limiti fisici dello stesso, hanno di fatto impedito la corretta fruizione del live di GAS e del dj set di Mala. Assistere per 40 minuti allo show del tedesco ad 1 metro e mezzo fronte cassa fa comprendere a chiunque come possa essere stato. Frequenze basse tagliate ed una gamma di sfumature sonore non percepite. Nulla da riportare sui visuals. Mala invece ha buttato benzina sul fuoco proponendo un sound old school dubstep. Qui però i party people hanno fatto buon viso a cattivo gioco e la voglia di ballare nonché la perizia djistica del sig. Mark Lawrence ci hanno messo una bella pezza. Ringraziamo durante l’esibizione Dracula Lewis, Palm Wine e Mino Sometimes from Gabber Eleganza che a turno si sono alternati con noi nel far a lingua in bocca con lo speaker di sinistra per riuscire a divertirsi a dovere.

Simone KK Deambrogi

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