XXI Century boys: l’allargamento della produzione e la caduta del senso

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Malgrado tutto, il visibile e l’udibile devono anche fare i conti con le oscillazioni del gusto. In senso lato ad esempio la nostra percezione di una pittura del cinquecento non è la stessa di quella di un uomo di quell’epoca in quanto son mutati il contesto e la concezione del soggetto. Anche una performance attuata con dei vinili ad opera di Marclay una trentina di anni fa assumerebbe oggi un’altra connotazione, magari semplicemente feticistica, o addirittura funzionale alla promozione di un qualche prodotto.

C’è contemporaneo e contemporaneo, e questa parola inadeguata all’uso in quanto ambigua, usurata e decomposta, permette di accomunare facilmente oggetti simili e di stenderli come panni sullo stesso piano, se non fosse che bisogna considerare anche il fatto discriminante inerente appunto la loro… Attualità!
L’art pour l’art” è tornata sotto forma di “il mezzo per il mezzo”, in quanto ora facciamo i conti con la tecnica e l’automazione dei processi, con la conseguenza dell’ampliamento della base produttiva, senza troppa preoccupazione per l’inflazionamento della domanda.
Qui non stiamo parlando appunto di arte, bensì di costume, se vogliamo di artigianato…bricolage sonori, assemblamenti, scopiazzamenti, imitazioni malfatte, equilibri casuali e meglio riusciti di altri, sincronizzazioni, usi, abusi, manipolazioni e confezionamenti, comunque in qualche modo registrazioni. Si tratta di un linguaggio che segue standard industriali di produzione e riproduzione, come la scrittura, il cinema e molta arte contemporanea. Sappiamo che chiunque oggi può pubblicare dei contenuti sul web: un personaggio da reality show, un calciatore o chiunque altro può pubblicare un libro, e allo stesso modo un qualunque amatore privo di maestranza può avere con un piccolo investimento la sua label di musica techno di cui parleranno i suoi amici, reali e virtuali. Di questo potrà poi vantarsi in paese, senza aver bisogno di avere una bella macchina per non rischiare di passare inosservato.

La differenza tra il pubblicare online e nel mondo reale sta appunto nell’immediatezza e nei costi di accesso alla produzione, ma soprattutto alla distribuzione e alla promozione relativamente agli eventi, dove si concentrano con un’accanimento senza precedenti gli investimenti in termini di energie, tempo, e naturalmente danaro.
Neppure il banco ormai vince sempre, imbrigliato in una serie di relazioni, speculazioni, dinamiche sociopolitiche e costi da coprire, nel tentativo di canalizzare una domanda sempre più difficile da interpretare.
Tutto questo chiaramente va a scapito della significazione del gesto, della sua rilevanza, sia nell’immediato che a livello storico. La risoluzione burocratica di tutta questa serie di tecnicismi produttivi e promozionali non cerca altro che di salvare disperatamente l’oggetto dell’intrattenimento, esaltandone dettagli capziosi, pregi inesistenti, cercando di inventare delle peculiarità legando il prodotto ad un qualche archetipo stilistico, promuovendo in fondo un valore fittizio e sostituibile per cercare di far fronte alla realtà della sparizione del contenuto e ancor più drammaticamente del soggetto, che deve disperatamanete sentirsi speciale perchè tutta la macchina possa andare avanti. Nel frattempo l’industria del mezzo sforna riproduzioni in mille varianti e qualità di quanto sembra essere vicino alla tendenza del momento.
Si tratta di un processo figlio dell’appiattimento progressivo del rischio, che ha portato ad una standardizzazione silenziosa dell’esperienza.

Con l’apertura dei rubinetti della vita privata esibita dagli utenti dei social network pare evidente che mentre vostro zio poteva raccontare di quella volta che ha visto i Sex Pistols a Londra, oggi molta gente si muove per essere sempre suo malgrado nello stesso posto, ascoltare la stessa brodaglia e farsi le stesse foto, e tra qualche anno nessuno sarà disposto ad ascoltare nulla e di tutto ciò non fregherà niente a nessuno, perchè tutti avranno già visto lo stesso pattume digitale di cui si nutre la gente nel contemporaneo. I like sono una moneta falsa ed hanno solo un significato transitorio, statistico, destinato principalmente a chi maneggia dati.
Tutti sapranno tutto, ovvero che non c’era niente da sapere, o almeno avranno questa illusione, e avranno altro da fare piuttosto che guardarsi indietro, in quanto l’industria del tempo presente lavora sodo per riempire tutti i buchi dell’esperienza. Si passa dai vieogiochi in realtà aumentata che abbiamo visto mandare in giro zombies con lo sguardo fisso sul telefonino, alle miniserie tv, all’emergente realtà virtuale che porterà probabilmente come scrivevano nella fantascienza ad avere delle star virtuali, senza dover neppure scomodare persone reali per ricoprire questi ruoli di pretesa consistenza artistica.

Nessuno di tutti questi centomila fenomeni produttori dj di oggi si scoprirà dunque aver fatto niente di importante, di singolare o di rilevante: sarà stato un interprete di mezzi, di tendenze, un abile cuoco del microonde, e come sarà sempre stato, solo chi avrà saputo trovare la propria formula potrà essere un domani riscoperto da sguardi più attenti, come accade in ogni epoca.
Quello che è certo è che della vostra “bella bellissima” dozzinale esperienza e dei vostri post non fregherà mai un cazzo a nessuno già dai prossimi cinque minuti, ma forse, tutto sommato, per qualcuno sarà valsa la pena di giocare al gioco.

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