Techno: per un consumo “sostenibile” e consapevole

derrick may, atkins sounderson

Non siamo una setta o un gruppo di “Techno massoni” che si sentono degli “eletti”, non consideriamo la nostra parola il “verbo” e le nostre regole le uniche possibili.
Siamo solo un po’ gelosi della “nostra” musica.  Quella musica che abbiamo amato fin da subito incondizionatamente e che, abbiamo difeso, quando difenderla voleva dire affrontare una battaglia contro dei mulini a vento.
Come dei moderni Don Chichotte ci siamo difesi da chi “la Techno è musica da fascisti“,  “la Techno è roba da drogati“, “la Techno non porta donne” da chi nei giornali vedeva rave party in ogni angolo, da chi “Erika De Nardo leggeva Dylan Dog, ascoltava Marylin Manson e aveva pure le cassettine delle serate di Paolo Kighine.
Noi che quando venivamo chiamati ad organizzare serate, o a mettere i dischi la raccomandazione era sempre la stessa: “passate la musica che volete a parte la Techno che quella robaccia mi porta solo brutta gente
Noi che, quella brutta gente qualche volta l’abbiamo pure vista, come abbiamo visto la droga e tutti gli eccessi.
Noi
che a causa di tutto questo, qualche amico lo abbiamo perso strada, ma che, nonostante questo, tra atroci sensi di colpa, rimpianti e mille dubbi avevamo solo una certezza: la musica non c’entrava perché la musica è vita.
Ora, che le cose sono cambiate, che la (pseudo) Techno riempie gli stadi, porta nei locali belle ragazze , è sdoganata dal movimento indie rock (che fino a ieri la disprezzava), elevata a cultura dal popolo radical chic,  noi, siamo finalmente felici e sereni ma non possiamo evitare di essere anche un po’ gelosi.
Una gelosia sana, non patologica;  non siamo possessivi siamo solo “protettivi”.
Sappiamo bene che, se una cosa diventa improvvisamente di massa, poco dopo con la stessa facilità con cui è stata innalzata agli altari, viene gettata nel fosso.
Tutto questo ci fa paura ed è per questo che, nel nostro piccolo cerchiamo di difendere il nostro mondo dalla degenerazione del consumo da “centro commerciale”.
La Techno non è una “puttana” a cui riservare un veloce rapporto mercenario, la Techno va amata e con essa va creato un rapporto consapevole, costruito poco a poco e frutto di un percorso tra passione, ricerca e dedizione.
La nostra sfida deve essere proprio questa: gettare le basi per permettere alla gente di avvicinarsi a questa musica con consapevolezza e voglia di arricchirsi.
Tutto il resto, non solo non serve a nulla ma è pure dannoso.
La Techno non è moda, nè sballo, nè un genere da sdoganare, non è nemmeno un modo di far soldi o per costruirsi un’immagine “figa e alternativa”
Se cercate solo questo, per favore non perdete il vostro tempo,  non parlatene e non scrivetene in giro.
Certe cose vanno condivise solo con chi le rispetta.

Samuele Dalle Ave

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